Roma — Cenni borici
V. Roma capitale d'Italia, Quando, nella guerra del 185',), gli Austriaci dovettero sgombrare l'Italia Centrale, anelli* le l ega/ioni risorsero a libertà. Dopo la pace di \ i Ila franca, 111 cui fu proposta una Confederazione italiana sotto la presidenza del papa, quelle provincie fecero adesione, nell'agosto del 185'.), al governo dell'Emilia sotto il dittatore Farmi e 1111 (Increto di Vittorio Emanuele, in data 18 marzo 1800, riunì dopo 1111 plebiscito favorevole I'Cmilia (l'arma, Modena e le Legazioni) al Piemonte.
L'esercito pontificio, rafforzato da soldati stranieri, stava sotto il comando del generalo francese Lamoricière. I trionfi di Garibaldi 111 Sicilia e 111 Napoli e la sua risoluzione di proclamare dal Quirinale il Regno dell'Italia unita, indussero Napoleone 111 a concedere a \ ittorio Fumimele l'annessione al Piemonte dell'Umbria e delle Marche a condizione che fosse rispettata Roma e il cornetto Patrimonio di S. Pietro che sarebbe stato occupato dai Francesi.
II ministro della guerra, generale Fanti, prese immediatamente possesso dell Umbria e il generale Cialdinf entrò nelle Marche, sconfisse il 18 settembre il Lamoricière a Casteltidardo e costrinse il SO settembre alla resa Ancona 111 cui erasi ricoverato. L'Umbria e le Marche dichiararonsi tosto per l'unione al Regno d'Italia a cui furono aggregate con decreto del 17 dicembre. Al papa non rimase che il Patrimonio di San Pietro, protetto dalle truppe francesi.
11 27 marzo del 18(31 il Parlamento italiano dichiarò Roma capitale naturale ed indispensabile del nuovo regno, e nell'agosto del 1862 Garibaldi, co' suoi Volontari, mosse dal mezzodì contro Roma. Il ministero Rattazzi, incalzato e minacciato da Napoleone III, spedì 1111 corpo d'esercito, sotto il comando del generale Cialdini, contro il Garibaldi, il quale fu ferito e fatto prigioniero, il 2(J agosto, in Aspromonte, dal colonnello Pallavicini.
11 15 settembre 1801, Napoleone III conchiuse coll'ltalia una convenzione, in virtù della quale la Francia si obbligava a ritirare fra due anni le sue truppe di occupazione da Roma, mentre l'Italia, da canto suo, s'impegnava, non solamente a non assalire il dominio papale, ma a proteggerlo ben anco da qualunque assalto, ad addossarsi la parte proporzionale del debito pontificio, a trasferir fra sei mesi la capitale da Torino a Firenze, ed a rinunciare a Roma. Alla fine del 18GG non vi era più alcun soldato francese nel Patrimonio di San Pietro.
Ma il cosidetto partito d'azione, rinnovò il tentativo per impadronirsi di Roma. Garibaldi si pose di bel nuovo a capo delle sue schiere, e Napoleone mandò tosto a Civitavecchia una squadra con due brigate, sotto il comando (lei generale Failly.
La sera del 30 ottobre 1867, i primi battaglioni francesi entravano in Roma, dopo che l'esercito papalino, sotto il generale Kanzler ebbe distrutto, il 23 ottobre, un corpo di Volontari sotto il contando d'Enrico Cairoli. Il 3 novembre, i Papalini e i Francesi sconfissero a Mentana i Garibaldini, dopo di che il corpo di spedizione francese rimpatriò, eccettuato un corpo che pose stanza a Civitavecchia, fortificandola.
L'invito di Napoleone ILI alle grandi Potenze per regolare in una conferenza europea la quistione romana, si rimase senza effetto ; ed allora il ministro di Stato francese, Rouher, profferì il 5 dicembre 1867, nel Corpo Legislativo il famoso jamuis, dichiarando che la Francia non avrebbe mai tollerato che l'Italia s'impadronisse di Roma.
Ma la fatai guerra franco-tedesca del 1870 e 1871 pose line al dominio temporale dei Papi. Alla notizia della vittoria di Metz e della catastrofe inaudita di Sedan, il Governo italiano si risolse, il 6 settembre, di prender possesso di Roma, e le truppe italiane, sotto il comando del generale Cadorna, posero piede, PI 1 settembre, nel territorio pontificio. Il Cadorna colla divisione Bixio occupò, il 16, Civitavecchia sgombrata dai Francesi e comparve, il 19, davanti Roma, intimandole la resa. II generale Kanzler, il quale aveva ricevuto ordine dal papa di oppor resistenza, in via di protesta, finché fosse aperta la breccia nelle mura, respinse l'intimazione. Le truppe italiane allora