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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   S04 l'arte Terza — Italia Centrale
   posizione e una potenza che lo abilitassero a pronunciar la parola decisiva. Pompeo e Crasso rimasero in Poma, il primo indeciso se dovesse unirsi agli Ottimati contro Cesare od a Cesare contro gli Ottimati.
   La lega fu rinnovata nel 56 av. C. iti Lucca, ed a Pompeo e Crasso fu accordato un secondo Consolato (55); al primo la Spagna per cinqui anni col diritto di amministrarla da Poma e pel secondo la Siria. Cesare ottenne per contro il prolungamento per altri cimine anni della sua luogotenenza gallica, e rassicurazione, in seguito, di un secondo consolato.
   Ma la lega si sciolse durante questo secondo periodo. Crasso cadde, nel 53, in battaglia contro i Parti. Pompeo si riconciliò col partito senatoriale e la ruppe, nel 50, apertamente con Cesare, facendogli intimare dal Senato di deporre, passato il termine legale, la luogotenenza. Ma invece di ubbidire all'intimazione del Senato, Cesare passò nel 49 il Rubicone, che formava il conline della sua provincia cisalpina verso l'Italia, mentre Pompeo, e tutti coloro (die tenevano per la Repubblica, riparavano ni Grecia.
   Cesare, per contro, andò a Roma, ma la lasciò tosto per ire a strapparla Spagna e l'importante Massilia ai Pojupejani. Nominato dittatore nella sua assenza, tornò a Roma per poco tempo, e, dopo di essersi fatto elegger console per Panno seguente,
   partì per la Grecia. Là, a Earsaglia, fu combattuta nel 4S la battaglia decisiva. Pompeo, vinto, fuggì in Egitto e vi fu ucciso. Cesare occupò Alessandria, diede assetto all'Oriente, vinse Farnace, re del Ponto, e tornò nel 47 a Roma, ove eragli stata m quel frattempo conferita di bel nuovo la dittatura per un anno in un coi diritti tribunizi! a vita. Sullo scorcio del 1-7 passò in Africa e sconfisse nella battaglia di Tapso (40) i Pompeiani che vi si eran raccolti, di che in Roma gli fu rinnovata la dittatura per dieci anni. Si volse quindi alla Spagna, e vi distrusse nella battaglia di Munda gli avanzi dei Poinpojani. Tornato a Roma ebbe il titolo, il potere e l'autorità d'imperatore; ma questa restaurazione manifesta del monarcato diede origine ad una congiura di cui stavano a capo Bruto e Cassio, sotto i cui pugnali cadde Cesare il 15 marzo del 44 fra i disegni più vasti di riorganizzazione dell'Impero.
   Ma la Repubblica non fu con ciò salvata. I congiurati e i loro amici erano incapaci di dominare la situazione. Lisciando in vita Antonio e Lepido, i seguaci più fidi di Cesare, non compivau che a mezzo la loro opera di sangue. Eglino si lasciarono tosto ingannare da Antonio e crederono aver nelle mani uno strumento contro di lui nel diciottenne Ottaviano, gran nipote di Cesare e da lui nominalo erede. Ben si lasciò Ottaviano, per assumere una posizione politica contro Antonio, adoperar dal Senato contro di lui, e combattè persino contro di lui a Mutimi (Modena)-, ma ili breve mutò indirizzo e si collegò con Antonio e Lepido, rifugiati nella Gallia contro i Repubblicani per ingannar poi da ultimo i due primi»
   Sopra un'isoletta fluviale presso Bologna, fu stretta, nel novembre del 43 av. C., l'alleanza fra i tre per cinque anni, sotto il titolo formale di Triumvirato, da essere