Uoma — Cenili sturici
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di potori eccezionali potò la Repubblica domare i pirati che infestavano i mari ed erano divenuti una potenza l'ormale.
Nò meno impotenti a reggere ordinatamente lo Stato apparvero lo vigenti istituzioni e le persouo che ne stavano a capo nella famosa congiura di Catilina (63) contro la quale tanto si segnalò Cicerone.
Nello stesso discredito cadde il governo esistente rispetto agli affari esteri. Ben furono conquistate duo nuove Provincie ; l'Asia Minore nel 129 av. C., e la Gallia Narbonese (123-120); la prima per testamento dall'ultimo re di Pergamo, Àttalo, che la legò a Roma nel 133, ina fu d'uopo toglierla a forza al pretendente Aristonico (131-129). La conquista della Gallia fu compiuta da un amico di Gracco il giovine, M. Fulvio, e più contro che con la volontà dell'aristocrazia. La colonia Narbo Martius (Narbona) fondata nel 118, doveva assicurare il possesso della nuova provincia a cui diede il nome.
Di tal modo, dalle Colonne d'Ercole sino all'Asia Minore, l'intiera costa settentrionale del Mediterraneo, senza alcuna interruzione, era divenuta stabile possesso romano; ma, nell'istesso tempo che la fabbrica dell'Impero andava ampliandosi e in certo qual modo arrotondandosi, già apparivano in ogni dove le screpolature.
La guerra col re numida Gingurta (113-'10G) e la tempesta Cimbrica e Teutonica (113-101) scossero dalle fondamenta Stato e governo per le magagne del governo esistente: corruzione degli impiegati, incapacità dei magistrati ordinarli, come generali, e mancanza dell'annuo alternare nel comando.
Non appena Mario e Siila ebbero vinto Giugurta, Mario i Teutoni alle Aquae Sextiae (Acqui, 102), egli stesso e Lutazio Cattilo i Cimbri nei Campi Raudii nella Gallia Cisalpina (101) scoppiò la guerra civile dei Confederati e insieme la guerra con Mitridate re del Ponto.
Certamente la Repubblica seppe domare in tre stadii (87-81; 83-81; 74-63) anche questo forniidabìl nemico ma ponendo per molti anni il potere supremo in una sola mano. Ciò avvenne con Mario, con Siila e con Pompeo. A quest'ultimo fu concesso un potere qual ili un comandante aveva sinora avuto mai ; due leggi, la Gabinia nel 67 e la Manilia nel 66 eoiiferirongli il potere supremo per terra e per mare in tutto l'Oriente con potere discrezionale sopra i paesi ni cui guerreggiava.
Ma la situazione dei partiti in Roma, quando Pompeo tornò vittorioso dall'Oriente e ancora in possesso di questo potere illimitato, era tale da adescarlo a conservarlo e renderlo permanente. Senonchè gli Ottimati non volevano lasciarlo in quella posizione eccezionale, e il partito democratico appoggiava già un capo più accorto e più potente, Caio Giulio Cesare.
Stava egli, quando Pompeo tornò dall'Oriente, dopo raniininistrazione della Spagna, sul limitare del consolato. Pel momento però non v'ebbe ancora fra lui e Pompeo alcun contrasto ed anzi eravi un'alleanza. Quando vale a dire la maggioranza oligarchica del Senato parve voler voltarsi contro Pompeo, questi cercò l'aiuto dì Cesare, e con esso e coll'uomo più dovizioso di Roma, Crasso, composero, eolPaiuto del popolo, un Triumvirato (che meglio si avrebbe a chiamare congiura) con distribuzione dei poteri, conservando però al possibile la forma del governo esistente.
Pompeo chiese la conferma de' suoi ordinamenti in Oriente ; Cesare il consolate pel 59 e la Gallia transalpina per 5 anni; Crasso semplicemente il posto di terzo triumviro. In guiderdone del servizii prestati per la formazione di codesta lega fu concessa fra gli altri al tribuno Clodio la testa del suo nemico Cicerone bandito (58) per aver fatto mettere a morte, in occasione della congiura di Catilina, un cittadino romano senza previo giudizio.
Terminato il suo consolato, Cesare si recò nella sua provincia per conquistare da essa alla civiltà e all' Impero romano, la Gallia settentrionale, ed a se stesso una