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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   S04
   l'arte Terza — Italia Centrale
   quale fu ucciso. La conseguenza fu la separazione dei confederati; e la cosidetta Guerra Marsica o dei confederati, che ne scoppiò (91-9S) e trasse Roma sull'orlo della rovina terminò, nonostante la vittoria di Siila, con questo che a tutti gli Italici, tranne poche eccezioni, fu accordata la piena cittadinanza. Le leggi che. la concessero furono quelle in prima ai rimasti fedeli di Lucio Giulio Cesare dall'anno 90 e quella ai rimanenti dei tribuni Malizio e Papirio, dell'anno 89. In forza di codeste leggi le città confederate furono pienamente incorporate nell'Impero romano.
   Insieme a codesto passo verso l'unità dell'Impero manifestassi una tendenza incisamente monarchica nelle lotte intestine di parte che travagliavano Roma e che pigliarono nome dai due capi famosi Mario e Siila.
   Nelle guerre della Repubblica al termine del secondo secolo av. C. in Africa e nelle Gallio lo Stato, per l'imperizia dei generali appartenenti alle famiglie signoreggianti, era venuto a brutti termini, e in ambedue i casi 1111 nomo del popolo, Caio Mario, posto dal popolo a capo dell'esercito, aveva compromesso la salvezza e l'onore della Repubblica.
   Ma ciò non avvenne senza violare in due punti il sistema esistente: contrariamente alle leggi vigenti, Mario, nella guerra contro i Cimbri ed i Teutoni, fu eletto console per cinque anni consecutivi (104-100 av. C.) e nell'8(> ottenne persino per la settima volta il consolato durante il quale reclutò l'esercito non più soltanto fra i cittadini abbienti come in addietro, ma fra tutti i cittadini romani senza distinzione e per conseguenza fra i non abbienti in gran parte, formando con ciò legioni devote soltanto al loro comandante e al giuramento militare.
   Ma Mario non potè conservare la posizione politica acquistata in tal guisa e l'Oligarchia trovò in pari tempo in Siila mi generale militarmente ugnale, almeno a Mario e politicamente assai superiore.
   lift gelosia e l'inimicizia fra i due comandanti, dopo che Siila per la cattura di Gin-gnrta aveva sfrondato in parte gli allori di Mario, scoppiarono apertamente quando, nelI'SS, la Nobiltà conferì a Siila il consolato e il coniando supremo per la guerra i in milieu te contro Mitridate, re del Ponto. Mario tentò strappargli il comando supremo con una decisione popolare per mezzo del tribuno Puldio Snlpicio Rufo; ma Siila tornò col suo esercito a Roma, atterrò i Democratici, proscrisse i loro capi, Mario soprattutto, e mosse poi contro Mitridate in Grecia e in Asia, ove conchiuse nell'84 av. C. la pace.
   Frattanto il partito Mariano erasi rialzato vittorioso in llonia. L. Cornelio Cinna richiamò Mario nell'87 e grandi furono gii scompigli e gli eccidii nella città. Ma Mario morì nell'80 durante il suo settimo consolato e Cinna fu ucciso anche prima del ritorno di Siila, nell'84-.
   Siila sbarcò nell'83 a Brindisi,- vinse il giovane Mario a Saeriporto ed altre divisioni dell'esercito Mariano nell'Ftmrln, e davanti Roma ove entrò trionfante sili finire dell'anno 82. Ottenuto, sotto il titolo di Dittatore, il potere monarchico per 1111 tempo indeterminato, procedette con le più estese proscrizioni contro il partito democratico, distribuì i suoi soldati come coloni in Italia, limitò il tribunato popolare, ed addusse, mediante una serie di leggi restrittive, una riazione oligarchica. Ciò fatto depose nel 79 la dittatura, e morì come privato nel 78, a Puteoli, 0 Pozzuoli.
   F11 questa l'ultima vittoria dell'Aristocrazia. Ben andò a vuoto nel 78 il tentativo di Lepido, per atterrar con la forza la costituzione Sillana, ma già nel 70 Pompeo e Lucio Aurelio Cotta ne facevano abolire, per via legale, due punti principali, fra cui il ristabilimento della potestà tribunizia abolita da Siila. In Ispagna il Mariano Sertorio proseguì (82-72 av. C.) la guerra civile; prima che vi fosse ripristinata la pace scoppiò (73) nella bassa Italia la sollevazione di 1111 gran numero di schiavi sotto il celebre Spartaco. Crasso e Pompeo la repressero nel 71, mai difetti della costituzione oligarchici^, apparvero manifesti, nella possibilità e lunga durata di codesta insurrezione e sol dopo i più energici sforzi, e il conferimento a Pompeo, per mezzo della legge Gabinia (07),