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l'arte Terza — Italia Centrale
E qui incomincia già quell'ammirabile sistema romano di assicurare i paesi conquistati con istrado militari e di piantar lungo di esse colonie in guisa di fortezze. Là prima di queste strade fu quella costruita nel 312 dal console Appio Claudio da ltoma a Capua, la famosa viaAppia, già da noi descritta co' suoi monumenti Tennero dietro la strada da Itoma, lungo il Tevere, all'Adriatico, detta in seguito via Flamini!! e quella che da Roma traversava il paese dei Marsi, detta più tardi via Valeria. Ma duranti ancora la costruzione di codeste strade e lo stabilimento di tali colonie, scoppiò di bel nuovo, nel 29S av. C., la guèrra di coalizione di tutta la media Italia, attraendo persino dalla pianura del Po i Galli quali alleati, ila la battaglia di Settimo nell'Umbria (295 av. C.) infranse la coalizione. Un dopo l'altro st.accaronsi i suoi membri e nel 290 av. C, la guerra fu risolta in favore di Roma. Il risultato fu il dominio parte immediato e parte mediato dell'intiera Italia di mezzo.
Coll'occupazione delI'Apulia, ove la soia colonia di Venusia contava (291 av. C.) 2<>,000 coloni, Roma erasi avanzata sin presso a Taranto. Ingelositi per quella vicinanza i Tarentini ruppero guerra nel 282 ai Romani, e, non potendo condurla con le sole loro forze, chiamarono in aiuto il re Pirro d'Epiro. L'esito di codesta guerra con Pirro, al quale unironsi i Sanniti, i Lucani ed i Bruzii, dopo due sconfìtte dei Romani al principio — ad Eraclea nella Lucania (280) e ad Ascoli Apulo nella Capitanata (279)
— riuscì da ultimo favorevole ad essi.
Dopo la vittoria di Marcio Curio Dentato a Benevento nel 275, Pirro abbandonò l'Italia e nel 272 Taranto fu conquistata dai Romani, ì quali, durante i sei anni susseguenti, impadronironsi di tutta la bassa Italia e con ciò l'Italia intiera di quei tempi
— vale a dire dal piovente settentrionale doU'Apeimiiio allo stretto di Messina — passò sotto l'impero della Repubblica romana.
Per tal modo Roma stava nel 2GC a capo della penisola immediatamente dirimpetto a Cartagine signora della Sicilia e prima potenza navale del Mediterraneo con la quale la Repubblica romana era sempre vissuta in pace e in amicizia e clic aveva avuta persino alleata nella guerra contro Pirro e Taranto. Chiamati in aiuto dai Mamertini, merce-nani della Campania ch'eransi stabiliti in Messina, i Romani fecero nel 2(54 av. C. il passo decisivo attraverso lo Stretto. Dopo 23 anni di guerra (264-241), combattuta ni Sicilia, sul mare ed in Africa, ed in cui i Romani divennero primamente una potenza navale la vittoria finale di Luta/io Catulo nelle Egadi diede loro nelle mani la porzione punica della Sicilia. Con ciò un elemento affatto nuovo fu introdotto nella costituzione romana, vale a dire, l'amministrazione provinciale.
Quindi i Romani approfittarono nel 238, delle angustie cagionate a Cartagine dai suoi mercenari! per toglierle la Sardegna e la Corsica. Roma fece prova della sua nuova potenza navale persili sulla costa orientale dell'Adriatico nelle battaglie contro la regina illirica Tenta (228) e il tutore del fìgliiiol suo, Demetrio dì Faro (219).
Verso quel tempo la Repubblica incominciò a por piede nella pianura Padana assalendo i Galli di qua, i Boi e gli Insubri di là del Po e già poteva sperare, dopo aspri e perigliosi combattimenti, di spingersi sino alle Aliò e di dominare ad ogni modo i confini del Po per mezzo delle colonie di Cremona e Piacenza quando fu sorpresa ivi appunto da Annibale. La guerra con questo celebre generale, o la Seconda Guerra Punica, incominciata con la conquista di Sagunto da parte d'Annibale nel 219 e continuata dal 218 successivamente in Italia, Spagna, Sicilia ed Africa, ove la gran lotta ebbe fine, nel 202, con la vittoria di Scipione a /ama, fu il punto culminante delle angustie ma anche della grandezza della Repubblica romana.
Il vantaggio materiale consistè nell'acquisto della Spagna e della pallia Cisalpina (Alta Italia) ed il politico nell'inferiorità permanente di Cartagine e nell'innalzamento di Roma al grado di prima potenza del Mediterraneo, detto poi a buon diritto More nostrum dai Romani. Ma se l'intera parte occidentale di codesto mare era loro più o