Roma — Cenni storici
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di quasi cent'anni, nella cui prima parte avvenne (479-477 av. 0.) il sacrifizio dei :><)(> Fallii sul (ìumicello Cremerà (la Valca o il Ihiccano, affluente del Tevere), Vejo fu sottomessa e conquistata nel 396 av. C. I Romani posero con ciò saldo piede nel-riStmria stessa e verso la metà del quarto secolo av. 0. possedevano l'intiera Etruria meridionale sino ai monti Oimini.
In mezzo alle guerre etnische avvenne, nel 390 av. C., la famosa invasione di Roma fatta dai dalli, ma essa 11011 fu che una tempesta passeggiera comecché violenta la quale riuscì tanto meno dannosa ai Romani in quanto che essa colpì non men duramente gli Finiscili.
Meno potente, ma più accanito e pertinace degli Etruschi, era il terzo gruppo dei vicini ostili, gli Equi ed i Voteci dei quali, i primi occnpavai 0 i confini nord-est del Lazio, e i secondi, le montagne a sud dei colli Albani Le narrazioni di codeste guerre spesseggiano in Tito Livio e quantunque noppur la metà abbia uu valore storico, argomentasi tuttavia quanta fatica dovettero durare Romani e Latini riuniti per sottomettere quo'(Ine popoli. Verso il 380 av. C. finalmente i Romani riuscirono, coll'aiuto degli Ernici, situati fra gli Equi e i Voteci, a sottometterli definitivamente e a dedurre colonie nei loro territori.
Essendosi poi anche addentrati facilmente, a quel che pare, nel paese dei Sabini, 1 Romani signoreggiavano da Cere (Cervetere) nell'Etrnria sin giù al Liri sul confine della Campania e dal mare sin nel cuore della media Italia, e il nome romano era noto 111 tutta la penisola e già persino oltre il mare, nella Grecia.
Il secondo periodo della Repubblica, lo spazio fra il termine della lotta fra le classi, sino all'insurrezione dei Gracchi va distinto pel predominio nella nobiltà. Legalmente è vero non esisteva più alcuna notabile distinzione politica fra i cittadini; ma i privilegi conferiti dalle ricchezze, dalla nascita, dalla pratica politica continuata nelle famiglie patrizie e plebeo arricchite prevalsero conte sempre.
Quanto più tranquilla all'interno tanto più agitata di fuori fu l'istoria di Roma in questo secondo periodo durante il quale essa divenne la prima e sola grande potenza nel sistema degli Stati mediterranei.
Il pruno stadio di codesto sviluppo comprende le guerre coi Latini, i Sanniti, gli Etruschi e i Galli. I Latini insorsero nel 313 av. C. contro di Roma, ma dopo tre anni di guerra furono pienamente sconfitti dal console T. Manlio Imperioso nella battaglia di l'rifano. Ne seguì lo scioglimento della Lega Latina. Ben fu lasciata alla più parte delle città soggette la loro autonomia, ma tutte furono isolate l'ima dall'altra e le più furono ammesse, parte con e parte senza diritto di suffragio, alla cittadinanza romana; solo alcune poche continuarono ad esistere come Stati speciali ma però dipendenti da Roma. Anzio e Terracina divennero colonie dei Romani, i quali non tardarono ad uscir fuori del Lazio ed a por piede nella Campania. Il popolo alpestre dei Satiniti, le cui sed erano negli Abruzzi odierni, avevan ridotto in soggezione tutto il litorale e lo città greche e campane. 1 contrasti dei Sanniti stabiliti nella Campania con quelli dimoranti nelle montagne porsero il destro ai Romani d'intervenir fra di loro. Eglino prestarono un aiuto così efficace, che già verso il 330 av. C. eransi incorporate una serie di città campane, fra cui Capua e Clima.
Questo successo contro un popolo così bellicoso come i Sanniti addusse ulteriori conflitti e ne seguì quella serie di combattimenti noti nell'istoria sotto il nome di seconda e terza guerra sannitica, il cui oggetto fu in prima la Campania, quindi le montagne sannitiche e in terza linea l'Apulia con le città greche dietro ad esse.
Nella seconda guerra sannitica (326-304 av. C.), il cui fatto più saliente fu la cattura di un esercito romano fra le Forche Caudine (321), furono impegnati 1111 dopo l'altro Umbri, Etruschi, Equi. Persino gli Ernici collegaronsi coi Sanniti, ma i Romani rimasero vincitori e conservarono la Campania e l'Apulia.