S04
l'arte Terza — Italia Centrale
leone toccò naturalmente, ai patrizi. Vero è che a tutti i cittadini, così plebei come patrizi fu accordata la Provocatio, ossia il diritto di appello al popolo nelle faccende capitali in forza di una legge di Valerio T'nltlicola; e il Senato, assottigliato da Tar-quinio Superbo, fu reintegrato a 300 membri fra i quali anche plebei. Ma i patrizi presero per sè l'esercizio esclusivo della magistratura e del sacerdozio e riserbaronsi, a quanto pare, diritti comparativi speciali in Senato. Il diritto di voto nei Comizi cen-turiati (comitia centuriata, comizi generali) fu organizzato in loro favore, ed eglino potevano persino sospendere transitoriamente il diritto di appello al popolo mediante l'introduzione della dittatura.
Questa disuguale distribuzione dei poteri, in un con le relazioni sociali, addusse in breve un conflitto fra le due classi che durò più di un secolo. 1 motivi impellenti in codesto conflitto furono, da parte dei patrizi, conservazione del potere dominante dello Stato; e, da parte dei plebei, gravami di varie specie che troppo lungo sarebbe dinu-merare, ma che si possono riassumere nel termine generico di oppressione.
L'elemento principale e rivoluzionario addirittura in codesta lotta era quello degli interessi sociali e la cronologia tradizionale pone il primo scoppio della lotta, per impulso di esso, nella ritirata della plebe sul Mons Sacer sin dal 491- av. C., ovvero 15 anni dopo la cacciata dei Re.
fi risultato di questa rivoluzione fu, oltre gli sgravii economici momentanei, l'istituzione del tribunato popolare (Tribuni plebis), magistratura propria dei plebei, e l'organizzazione della plebe quale corpo politico, mentre verso il medesimo tempo succedeva ima nuova divisione dell'intiero dominio in ventilila tribù a cui altre se ne aggregarono in seguito. La plebe in tal modo ordinata 11011 ismise la lotta e ne sono prova le storie, favolosamente abbellite a dir vero, di Coriolano fanno 491 av. C.), e di Sp. Cassio (48G), l'assassinio del tribuno Genucio (473), e l'assalto del Campidoglio per una schiera di banditi (400).
La prima conseguenza positiva del tribunato fu la promulgazione della Legge delle. Dodici Tavo'e. Secondo la tradizione, il tribuno Terentilio Cersa lottò dicci anni per essa, facendo primamente, nel 4G2, la proposta di un codice scritto valevole per le due parti patrizia e plebea. Codesta legge fondamentale romana fu pubblicata nel 4-50 av. C. in 12 tavole; e altre leggi successive, come la Valeria-Oraziana, la Camdeia, la Licinia-Sestia, VOgulnia andarono via via migliorando le condizioni politico-sodali ed economiche della plebe.
Nò meno importanti furono gli avvenimenti esterni iu questo primo periodo della Repubblica, la quale doveva difendersi da più lati, e con ogni sua possa, contro i Latini, gli Etruschi, gli Equi ed i Volsei. Dai re aveva la Repubblica ereditata la supremazia nel Lazio; ma non potendo conservarla in tuttala sua pienezza, dovette acconciarsi ad una lega conehiusa nel 493 av. C. dal console Spurio Cassio, la quale stipulava, fra le altre cose, che ogni acquisto territoriale ed ogni bottino si dovesse spartire per ugual porzione fra Roma e i rimanenti Latini. Codesta lega, a cui avevano aderito nel 4SG, anche gli Ernici, durò a lungo ed ogni tentativo dei Latini per avvantaggiarsi terminò sempre con la vittoria dei Romani e per alcune città, come Tusadum (Frascati), coll'incorporazione nello Stato romano (381 av. C.).
NeH'Etniria stava di contro a Roma una federazione di città delle quali, la più vicina e quella con cui correvano più frequenti i rapporti, era Vejo. La lotta con l'Etruria ebbe principio con la guerra contro il re Persemi di Clusio (Chiusi) il quale per riporre in trono, al dir della tradizione, gli espulsi Tarquini, ma probabilmente approfittando della debolezza di Roma dopo la loro espulsione, l'assali, la prese e le impose un trattato umiliante con cessione ili territorio.
Questo trattato non dovè durare a lungo posciachè noi trovinili tosto i Romani in possesso del territorio ceduto ed alle prese principalmente con Vejo. Dopo una lotta