Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincia di Roma', Gustavo Strafforello

   

Pagina (371/750)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (371/750)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Roma odierna
   .',.5 i
   Villa Massimo Rk;\ano. — In faccia a villa Lndovisi, con accesso da via di San Basilio, ha villa già una delle, più eleganti entro le mura di Rouiii fu molto danneggiata dalla vendita della maggior parte del suo terreno, per speculazioni edilizie. Nella gran sala ila pranzo ammirasi una statua marmorea (lei conte Pellegrino Rossi, assassinato uel giugno del 181-8, la quale è forse la pili bella delle statue-ritratti del Tenerani.
   Villa Mattei, — Sul Celio, ora proprietà de! barone Riccardo von IlolFmann di Lipsia. IO rinomata per le sue stupende vedute dei colli Albani, con gli acquedotti della Campagna e le mura di 1 ionia nello sfondo, delle terme di Caracalla e dell'Aventino. Contiene marini antichi rinvenuti sul luogo. Ai due lati del bel viale d'elei, sono due piedestalli delle statue dedicate a Marco Aurelio dagli ulìizialì e soldati della 5a coorte dei vigili che vi avevano il loro quartiere. Asdrubale Mattei l'edificò nel 1582 come un'oasi all'estremità meridionale del Celio « per custodire la rimembranza dell'antica grandezza >.
   Vili.\ Medici. — Ora Aemdemia di Trancia (fig, 161), sul Pìncro, edificata nel 15GO da Annibale Lippì, vuoisi con la partecipazione dì Michelangelo, pel cardinale Ricci da Montepulciano, morto nel 1574, e comperata quindi dal cardinale Ferdinando de' Medici (che divenne poi duca di Toscana) par riporvi oggetti d'arte, trasportati poi nel 1077 e 1775 a Firenze. Divenne in seguito residenza degli ambasciatori toscani e dal 1801 dell \ccadeinia pittorica francese, fondata nel 165G da Luigi XIV, con 25 allievi stipendiati dall'Accademia francese che vi soggiornano. Galileo Galilei vi passò qualche tempo in ritiro e sull'uscio della stanza fu posta l'iscrizione: Qui fu la prigione di Galileo Galilei, reo di aver veduto la Terra girare intorno al Sole.
   Dal vestibolo fiancheggiato da due torri della facciata, visibile da tutti i punti della città, si sale per due scale al giardino. Il lato nord del palazzo, con bella sala e vestibolo e una marina, nello sfondo, di Claudio Lorena, e riccamente rivestito d'ornati ed in parte di antichi bassorilievi, fra gli altri Orazio Coclite sul ponte Sublicio. Nell'ala destra della villa è un interessante Gipsoteca o raccolta di gessi, e dirimpetto ad essa una porta conduce a traverso un querceto e per molti gradini sul Belvedere, con superba prospettiva. Davanti all'Accademia (ove espongonsi annualmente i dipinti inviati poi a Parigi) bella fontana sotto i roveri con magnifica veduta di San Pietro.
   Villa Doiua-Pameili — Con villa Borghese luogo di diporto del popolo romano e dei forestieri, donde il soprannome di Belrespiro, in situazione incantevole, sul Giani-colo, e con vegetazione lussureggiante. Ila un perimetro di circa f chilometri. La fondò d principe Camillo Parafili, nipote d'Innocenzo X e l'Algardi diede i disegni dei giardini e del casino fra i pini ed ornato esternamente di bassorilievi e di statue, parte antichi e parte dello stesso Vlgardi. Fontane e cascatelle nello stile fantastico del secolo XVII. Dall'alto della loggia, veduta incantevole dell'intiera città, dei monti della Sabina ed Albani, sino al mare. L'interno ricco di statue, bassorilievi antichi e di dipinti fra cui Vedute di Venezia di Giuseppe Heinz, circa il 1650.
   Nel 1849 la villa e il casino furono occupati dai Garibaldini che vi si mantennero per molte settimane contro gli assalti reiterati dei Francesi comandati dal generale Ondinoti, troll senza gravi danni alla villa: presso il Columbarium, scoperto nel 1838 (molto danneggiato anch'esso in quell'occasione), contenente un centinaio d'urne sepolcrali, ma poche iscrizioni, fu eretta una chiesa semicircolare decorata con antiche colonne corinzie e in comunicazione, per mezzo di un passaggio sotterraneo, col casino.
   All'estremità di uno dei grandi viali fiancheggiato dalle quercie, il principe Andrea Dori® innalzò un monumento ai Francesi caduti negli aspri combattimenti, in forma di un tempio ottagono con in fronte una statua della Vergine sotto un baldacchino sorretto da quattro colonne doriche di marino bianco, coi nomi di parecchi degli uccisi, inscritti sul basamento. Incontro a porta San Pancrazio le ville del Vascello, Corsini e dei Quattro Venti, esposte in quell'assedio memorabile al fuoco ed alle frequenti sortite