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2. Seminili Salii.— Contiene i tre capolavori della galloria, i quali annovera usi fra i primi otto o dieci capolavori del mondo tutto. La Comunione di San Gerolamo del Boiueuirluuo, nodosi generalnienle inferiore soltanto alla Trasfujurazionr, di Raffaello, che le sta in faccia. La composizione {• notevole pe,r l'unità e semplicità dell'azione che. spiega il soggetto a prima vista. Imi dipinta dal Domenichino a 33 anni! per la chiesa di Vraroeli in Roma, al prezzo meschino di GO scudi ed essendo i frati venuti a contesa col pittore, diedero il quadro a ridipingere al Poussin, il quale non solo ricusò di compiere il sacrilegio, ma dichiarò ch'ei non conosceva che due pittori al inondo — Raffaello e Honieuiehiuo. A Ini perciò andiani debitori della preservazione di questo capolavoro della scuola bolognese. Il quadrò appartenne in seguito alla chiesa di San Girolamo della Carità, donde fu trasportato a Parigi e poi restituito.
La Madonna di Foligno fu dipinta in origine da Raffaello per Pfcltar maggiore della chiesa di Vraroeli, e trasferita, nel 1505, nel convento di S. Anna, o delle Contesse, a Foligno. La Madonna, col Bambino seduto, sta fra le nuvole circondata da cherubini. Sotto, da un lato, San Gerolamo che raccomanda alla sua protezione Sigismondo Conti di Foligno, segretario di Giulio li, che aveva commesso il quadro a Raffaello. Dall'altro lato, San Francesco e S. Giovanni Battista e, in mezzo ai due gruppi un angelo con in mano una tavoletta. Nello sfondo una città con una bomba che le casca sopra. Codesto dipinto è uno degli esempi più notevoli di Raffaello per l'espressione del carattere. 11 volto della Madonna è fra i più belli e soavi che sieno mai stati immaginat i ; l'angelo è la personificazione della bellezza e la figura di Sigismondo Conti ha tutta la realtà della vita. Il quadro andò, con gli altri, a Parigi ove, di sui legno, su cui era stato dipinto in origine, fu trasportato sulla tela, nel che rimase assai danneggiato, e, quel ch'i peggio, fu assai ritoccato.
La Trasfigurazione, il miracolo supremo di Cristo e della pittura, fu l'ultimo lavoro di Raffaello e fu eseguito per la cattedrale di Narbona, ordinato dal cardinale Giulio De' Medici, allora arcivescovo di quella città e poi Clemente VII. Non era ancora compiuto quando il sommo artista fu rapito dalla morte nella fresca età di 37 auni; fu sospeso sulla sua bara esposta e trasportato in processione a' suoi funerali coi colon ancor freschi sulla tela. « Un terzo circa di questa tela meravigliosa, osserva il Kiigler, fu dipinta dagli allievi di Raffaello. La parte superiore e il lato sinistro della parte inferiore sono di sua mano. La parte inferiore, a destra, ò di Giulio Romano ».
Per parecchi anni il quadro ornò la chiesa di S. Pietro in Molitorio, a cui Clemente VII ne aveva fatto dono, finché fu trasportato dai Francesi a Parigi. Alla sua restituzione nel 1815 fu collocato in Vaticano, con un compenso alla chiesa suddetta in forma di un annuo assegno. La parte superiore rappresenta il monte Tabor; i tre apostoli giacciono
Fisr. 135.
Roma : Sarcofago di Baccanti nel Museo Vaticano.