S04 l'arte Terza
— Italia Centrale
Pinacoteca. — Quantunque non contenga in tutto che cinquanta quadri, la Pinacoteca Vaticana è unica al mondo come quella che ne contiene parecchi dei più stupendi che si conoscano. Prima che i Francesi invadessero gli Stati Pontificii, sul cadere del secolo scorso, quasi tutti i dipinti della Pinacoteca appartenevano alle chiese donde furon rapiti e trasportati nel Louvre a Parigi. Restituiti nel 1815, invece di essere ricollocati nelle chiese, dov'erano prima, furono, per consiglio del cardinale Gonsalvi e del Canova (ch'erasi recato a ripigliarli, con altri capi d'arte, a Parigi), allogati insieme da l'io VII in cotesta galleria.
1. Prima Sala. Entrando, a sinistra, è un San Gerolamo di Leonardo da Vinci, uno de' suoi pochissimi autentici, un bello studio di scorcio. Sopra di esso un San Giovanili Battista del Quercino, e vicino, sulla medesima parete, i Misteri cristiani della Annunziazione. dell' Adorazione dei Re e della Circoncisione, tre piccoli squisiti soggetti di Raffaello della prima maniera (1501-1503) già predetta w:\Y Incoronazione della Vergine, che ritroveremo nella terza sala. Dello stesso Raffaello sono le tre virtù teologali {Fede, Speranza e Carità), bei medaglioni circolari in grisù il le, ciascuno fra due gemi in nicchia, già parte della predella della Sepoltura di Cristo, ora nella galleria Borghese. Il Matrimonio di Santa Caterina, del Murillo, è un dono fatto a Pio IX dalla regina ili Spagna, in un col Ritorno del Figlimi prodigo dello stesso .Mimilo, acquistato poi dal conte di Dudley, il quale diede ut cambio alla Pinacoteca Vaticana un Beato Angelico e un Bonifazio Veneziano, oltre un compenso pecuniario di 100(J lire sterline.
di quei grotteschi e raffaelleschi di cui l'Urbinate aveva strappato il segreto ai Romani e ai Greci, poiché teneva disegnatovi a Pozzuoli e in Grecia stessa, è cosa che nessuno, che non li abbia con amore studiati, può comprendere. Vi sono su quelle pareti delle scene di caccia, degli animali, di una perfezione tale da sbalordire l'occhio più assuefatto al bello, e l'innesto dello stucco colle pitture e l'armonia di queste nella loro varietà dì soggetti e di colori, fa delle Loggie l'opera più completa e più grande che ci resti del nostro Rinascimento. Raffaello fece eseguire le porto di esse da (Tian Barili, nipote del senese Anton Barili, che può dirsi il maestro degli intagliatori in legno, e il pavimento da Luca Della Itobbia, pronipote del gran Luca, inventore dello smalto stannifero.
Erano queste Loggie aperte, e rimasero cosi lino al 1813, epoca in cui furono chiuse, come le altre che limitano il cortile di San Damaso, da invetriate. Le intemperie e più ancora l'opera vandalica di molti visitatori, le avevano abbastanza deteriorate. Le porte erano ridotte in modo da far pietà, molti stucchi erano stati guastati, mancavano dei pezzi di bordura e in cima e in fondo erano stati costruiti dei piccoli monlicelli negli angoli per impedire che si sporcassero quei cantuccini, come si suol fare nelle adiacenze delle chiese. Alcuni pezzi di parete, fra cui quello del primo e del più prezioso dei reparti, si era staccato e minacciava dì cadere. Inoltre qua e là si vedeva l'opera poco intelligente del muratore, compiuta in fretta e in epoche in cui non si aveva per i tesori d'arte l'amore che si ha adesso.
Ora Leone XIII, che ha tanto a cuore la conservazione dei monumenti, ha fatto fermare con staffette di ferro i pezzi di parete che minacciavano di cadere, Ila fatto disfare tutte quelle opere di muramento fatte senza criterio e che coprivano e guastavano le Loggie, e dove mancavano gli stucchi ha ordinato si continuasse la bordura liscia per assicurare la parte inferiore e la parte superiore. Per esempio, in molti puliti quel turnadietro che corre sotto le finestre mancava. E stato rifatto il pezzo senza rilievo, e col pennello si ò leggermente accennalo il disegno Insomma non sì è restauralo nulla, ina si è lavorato a conservare quello che minacciava rovina ; e questi lavori di conservazione, eseguiti dal cornili. Galli, sotto-direttore dei Musei vaticani, e dal prof. Seitz, attestano della intelligenza e della accuratezza con cui si procede nel metter la mano su quelle opere d'arte che sono considerate patrimonio del mondo in generale, e dell'Italia in ispecie.
La sola cosa che stuoni ancora in quelle Logge, in cui l'occhio non scorge più traccia di deperimento e di abbandono, è il pavimento a grandi lastre di marmo che fu sostituito nel 1869 a quello di maiolica robbiana, divenuto inservibile. Ma anche a questo pare voglia rimediare il Papa, poiché ha ufficialmente espresso il desiderio che si rintracci l'antico disegno del mattonato, e, se è possibile, si ricostruisca in un tempo non determinato.