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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Terza — Italia Centrale
   monogramma di Giovanni VITI, simile a quello clic si scorgo nolle moneto di quel pontefice. Ciò serve a dimostrare l'epoca della costruzione, di quest'opera, la quale, con i suoi amboni, indubitatamente fu tolta dall'antica basilica e collocata nell'attuale chiesa, superiormente riedificata da Pasquale TI. Siffatto recinto costituiva il coro nelle primitive cinese, ed era il luogo 111 cui prendevano posto i subdiaconi, i chierici minori ed i cantori. Ai lati del coro, si elevano due pulpiti, o amboni (fig. 91), costruiti in marmi diversi: da quello a sinistra, che è il più elevato, il diacono leggeva il vangelo, proclamava gli editti pontificii, denunziava gli scomunicati ecc. ; dall altro si leggeva l'epistola dal subdiacono. Di fianco a questo secondo pulpito è il leggìo die serviva ai lettori per leggere al popolo le profezie e le sacre lezioni, ed ai cantori per cantare il graduale; in fine, presso l'ambone a sinistra, elevasi una colonnina spirale, abbellita di musaici, destinata a sostenere il cereo pasquale. Segue il santuario che nei primitivi tempi della Chiesa era affatto separato dal rimanente del tempio, come ancora si usa nella Chiesa orientale. Ivi esiste l'altare della Confessione, coperto da un tabernacolo sostenuto da quattro colonne di paonazzetto, al disopra delle quali si osservano ancora i ferri e gli anelli delle cortine che originalmente lo velavano. Quest'altare racchiude l'urna in cui si conservano le sacre spoglie del pontefice San Clemente, e quelle di Sant'Ignazio martire, vescovo d'Antiochia, ambidue Padri Apostolici.
   Fra le cappelle nelle navate laterali una ve n' ha delle più interessanti di quante ne esistono in Roma per l'istoria della pittura, come quella clie fu dipinta per intiero dal celebre Masaccio. Tralasciando per brevità la descrizione degli antichissimi freschi della basilica primitiva, ricorderemo un monumento di suprema importanza, lo Speleo del Dio Mitra, dei meglio conservati che si conoscano, dal <,uale si rileva come anche nell'antica Ilo ni a fosse diffuso il culto di questo Dio della Luce dell'India antica secondo il Zeml-Avesta.
   San Pietro in Vincoli. — La Basilica Eudoxiana degli scrittori ecclesiastici, snl-l'Fsquilino, non lungi dalle Terme di Tito, edificata nel 442, durante il pontificato di San Leone Magno da Eudossia, moglie di Valentiniaiio III, per preservar le catene di San Pietro. Fu restaurata nel 555 da Pelagio 1, come apprendiamo da una iscrizione nella basilica; riedificata da Adriano I nel secolo Vili, e riattata nel 1503 da Giulio II sul disegno di Baccio Pintelli. Nel 1705 fu modificata nella sua forma presente da Francesco Fontana. Consiste in un portico da cui schiudesi la bella navata, separata dalle due laterali da venti antiche colonne doriche, marmoree e scanalate, di belle proporzioni, sorreggenti una serie d'arcate, terminate da una tribuna semicircolare, l'arco della quale è sostenuto da due colonne corinzie di granito bigio.
   Oltre la sua architettura l'oggetto più interessante in questa basilica è il famoso Mose di Michelangelo (fig. 92), una delle più niaravigliose creazioni del suo genio titanico. Fra destinato a formar parte del Mausoleo di Giulio li (fig. 93), il cui disegno era così imponente che indusse, dicesi, il papa a dar mano alla riedificazione di quello di San Pietro. Il disegno di Michelangelo era un parallelogramma sormontato da qua-rauta statue e fregiato di bassorilievi e altri ornati. La statua colossale del Mose doveva essere collocata sopra di esso. Le vicissitudini di questo monumento formano uno dei capitoli più curiosi nell'istoria dell'arte.
   11 noto dissidio fra il grande scultore ed il papa tenne sospeso per due anni il lavoro ; ma, sopraggiunta la riconciliazione, il primo fece ritorno a Poma e continuò a lavorare fino alla morte di Giulio lì, avvenuta nel 1513. L'opera fu sospesa durante la maggior parte del regno di Leone X e non fu ripigliata vigorosamente che dopo la sua morte.
   Dopo tutte queste interruzioni il disegno originale non fu mai eseguito: alla sua morte Michelangelo non aveva compiuto che la statua del Mose e le due figure che supponesi rappresentassero la Religione e la Viriti, ma deUe lìvcheU e Lia dal Vasari,