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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Terza — Italia Centrale
   di magistero squisito. Nella tribuna, un musaico del tempo di Onorio I, rappresenta Sant'Agnese (con scritto il suo nome) a cui la mano di Dio sporgente dalle nuvole porge la corona del martirio ; le stanno a' piedi la spada del carnefice e le fiamme, a destra papa Onorio e papa Simmaco a sinistra. Dalla navata a sinistra, in fondo, s'entra nella catacomba di Sant'Agnese di cui diremo sotto Catacombe.
   11 14 aprile 1855, l'io IX, dopo visitato l'oratorio di Sant'Alessandro, scoperto poco prima con le attigue catacombe, si fermò con la sua corte nel cenobio annesso, e, mentre stava conversando, in una sala, con gli alunni di Propaganda Fide alla presenza di parecchi cardinali, generali austriaci e francesi, ecc., schiantossi improvvisamente il trave maestro che sosteneva il pavimento sì che tutti precipitarono nel sottoposto pianterreno. Grandissimo fu il pericolo ma non fuvvi alcuna vittima. In memoria dello scampo Pio IX fece fare i suddetti restauri alla basilica e nella sala del disastro un fresco del Toietti lo rappresenta.
   San Clemente. — Nella valle fra il Celio e l'Esquilmo, a sinistra della strada che va dal Colosseo al Laterano, una delle più inalterate delle primitive chiese cristiane in Roma, sorge sopra un'altra vieppiù antica, scoperta sotto nel 1837. Secondo le tradizioni della Chiesa, Clemente III pontefice di Roma, coadiutore di San Paolo e membro della famiglia Flavia, costruì un oratorio nella sua propria casa suH'Esquilino, la (piale fu probabilmente ampliata a più riprese dopo la tosi detta Pace delta Chiesa, tinche fu surrogata da una basilica che può esser quella tratta in luce negli scavi recenti. Qui Gregorio Magno recitò le sue 32a e 3Sa Omelìe e a questo edifizio allude San Gerolamo nei suoi scritti.
   Quest'antica chiesa però era dimenticata da lungo tempo, quando negli ultimi mesi del 1857, occorrendo alcune riparazioni nell'attiguo convento dei Domenicani irlandesi, il priore intelligente, il defunto Padre Mulloolv, scoprì un muro coperto di dipinti antichissimi, ad un livello di circa 6 metri sotto la chiesa moderna ; esplorazioni ulteriori dimostrarono esser questa la navata di un vasto edifizio sotto il quale trovavansi sostru-ziom massiccie, probabilmente dei primi tempi dell'Impero. Scavi successivi sgombrarono ambedue le navate e la linea delle colonne che le dividevano. A questa chiesa sotterranea si arriva facilmente per una scala dalla sagrestia.
   È impossibile fissar con precisione la data delle due basiliche: tutto quel che si sa della più antica si è che essa fu grandemente restaurata nel secolo Vili (772) da Adriano I e eli'è probabile che Giovanni II costruisse il coro nel VI secolo. Fu distrutta probabilmente nel 1084 quando Roberto Guiscardo arse tutti gli edifizi dal Laterano al Campidoglio. La chiesa soprastante non data probabilmente da oltre il secolo XII in cui è ricordata come quasi intieramente riedificata da Pasquale II (1009-1118). Il più antico ricordo stabilito di codesta chiesa superiore, i musaici nella vòlta della tribuna, son della prima metà del secolo XII. Il principale rappresenta il Trionfo del Salvatore crocefisso (1).
   L'ingresso primitivo della chiesa odierna ha innanzi un portichetto sostenuto da quattro colonne, tre delle quali sono di granito bigio ed una di cipollino. Da questo
   (I) 11 Salvatore affisso alla croce con quattro chiodi è già morto, il che è tipo caratteristico dei crocifissi non anteriori al secolo Xlt. La Vergine e S. Giovanni stanno ai piedi della croce e dodici colombe sono disposte lungo le braccia della medesima. Da questa sgorgano i quattro fonti a'quali s'avvicinano a dissetarsi due cervi, i quali fonti vanno poi a irrigare i pascoli di Cristo popolati di buoi, pecore, cervetti guardati da pastori. Un duplice tralcio di vite germoglia dal piò della croce, die colle sue volute mirabilmente disposte occupa tutto il fondo dell'abside, in mezzo a cui stanno uccelli, delfini, pattini ed altre figure. Nel piano inferiore di queste volute si veggono i dottori massimi della Chiesa latina, tutti in abito monastico, Ambrogio, Gregorio, Girolamo e Agostino. Nel sommo dell'abside v. è la mano divina che protende la corona, e sopra il monogramma fra le lettere A il.