240
l'arte Terza — Italia Centrate
imponenza che lo invita a profonda e rispettosa venerazione. Il corpo della basilica è a tre navate divise da ventidue grosse colonne di varii diametri; son quasi tutte di granito orientale e sopra di esse furono adattati antichi capitelli ionici.
I)a un lato dell'ingresso vedesi il monumento del nipote d'Innocenzo IV, il cardinale Guglielmo Fieschi, legato delle Puglie, sottoposto a dura prova da Manfredi e morto nel 125G. Nel mezzo scendesi, per una scala, alla Confessione, ove conservali si, in un sarcofago marmoreo chiuso da una cancellata, le reliquie di S. Stefano e di S. Lorenzo. 1 fatti principali della vita di questi due santi martiri e di altri ancora, in un co' papi benemeriti della basilica, furon fatti dipingere a fresco da Pio IX nella navata grande dal pittore Cesare Fracassini, romano, morto, durante i lavori, nel 18G8 a soli 30 anni. I dipinti furono poi continuati dai pittori romani Cesare Mariani, Francesco Grandi e Luigi Coghetti e gli ornati dal lìazzani, bolognese. Il pavimento è ornato di opus Alexan-drinum del secolo XII; nel centro è un musaico di due uomini, armati di scudi triangolari e circondati da grifoni. L'aitar maggiore e il suo tabernacolo sorretto da quattro colonne di porfido rosso, stanno sopra la suddetta Confessione ; sotto il presbiterio vi è anche una Cripta, sostenuta da molti pilastri marmorei, scavata al livello del pavimento primitivo e in cui furono rinvenute alcune iscrizioni sepolcrali e dipinti di antica data cristiana. Havvi fra questi, sul muro destro, una tavola marmorei in commemorazione delle senatrices Teodora e Marozia, le notorie madre e figlia che signoreggiarono i papi nel secolo X. Un'altra porta la data del 999, periodo famoso nell'istoria romana, in connessione con Ottone III. In questa parte della chiesa, conforme alla sua volontà, un monumento semplicissimo consistente in un nudo sarcofago marmoreo, in una nicchia, con cancellata metallica in fronte (fig. 90), fu eretto, nel 1881, alla memoria di Pio IX, le cui spoglie mortali furon vi trasferite da San Pietro.
Santa Maria in Trastevere (vedi Tavola). — Una delle più belle basiliche medicei vali di Roma, che vuoisi la prima pubblicamente consecrata al culto, in Roma, sotto l'invocazione della Vergine (Prima Aedes Deiparae (Licata), Fu fondata quale oratorio da S. Callisto, nel 221, sul luogo della Tabema Meritoria, ospedale dei vecchi soldati, riedificata nel 240 da Giulio I e restaurata in seguito da Giovanni VII, Gregorio II, Gregorio III, Adriano I e Benedetto III. La chiesa, quale ora sorge, fu eretta quasi per intiero da Benedetto II nel 1139 e la tribuna, i musaici e l'aitar maggiore sono de' tempi suoi. Nicolò V la modificò nella sua forma presente, sui disegni di Bernardino Rossellino. Il cardinale Aldobrandini vi aggiunse, nel 1617, il soffitto a intagli dorati, sul disegno del Domenichino e Clemente XI eresse il portico attuale sul disegno di Carlo Fontana. Finalmente, Pio IX vi fece eseguire, dal pili volte citato architetto Vespignani, ristauri ed abbellimenti importanti, vale adire, ne abbassò il pavimento, aggiungendo le basi alle colonne; ornò le finestre di vetri colorati e decorò le pareti, con la navata maggiore sopra le colonne, con freschi su fondo d'oro.
l)i tal guisa codesta basilica conserva i caratteri generali dell'edilizio del trasteverino Innocenzo II, ossia di una basilica romano-cristiana con decorazioni niedieviehe. Gli ornati posteriori però, specie il soffitto del secolo XVII e i freschi sulle pareti dell' ultimo restauro, quanto le hanno accresciuto di fasto e ricchezza altrettanto le hanno tolto dell'austera semplicità antica.
L'interno di questa chiesa è ammirabile. 11 pavimento fu del tutto rinnovato nell'ultimo restauro dal Vespignani, il quale lo fe' eseguire attenendosi prèssamente al disegno dell'antico, in opera tessellata, nello stile dei Cosma ti. La chiesa, oltre la navata di crociera, ha tre navate, divise da ventuna grosse colonne di granito, senza contare le altre due sostenenti il grand'arco. Talune di queste colonne hanno i capitelli d'ordine ionico, ed altre d'ordine corinzio ; i primi sono d'uno stile assai ricco e provengono certo da qualche tempio d'Iside e Serapide, poiché si scorgono le figure di tali divinità e quella di Arpocrate, scolpite tanto nelle volute quanto nel fiore. Nel mezzo del