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Parte Terza — Italia Centrale
nicchie per statue. I fondi delle stesse pareti sono tutti incrostati di ricchissimi e varia* fissimi marmi. Le finestre hanno cristalli, dipinti a smalto da Antonio Moroni, rappresentanti i dodici apostoli (da quelli esistenti nella chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane), i quattro dottori della Chiesa latina, i quattro dottori della Chiesa greca (da freschi di Domenichino a Grottaferrata). Questi cristalli furono grandemente danneggiati per lo scoppio della polveriera di Vigna Pia, il 23 aprile 1891. Il pavimento, tutto in marmi, ha un disegno complessivo per tutte e cinque le navate. Le tre porte che danno sulla navata principale sono riccamente decorate, in ispecie quella di mezzo, che ha due magnifiche colonne di alabastro giallo orientale, le quali, come quelle dell'altare maggiore, furono donate a Gregorio XVI da Mehemet Ali viceré d'Egitto. Al disopra di essa è l'arma di Pio IX retta da due angeli, di cui quello a destra è di Ignazio Iacometti, quello a sinistra di Salvatore Revelli di Taggia. Notevoli sono pure i confessionari, di legni preziosissimi e assai ben lavorati dal Menicanti. Dell'antica basilica animiransi oggi il grande arco, decorato a mosaico, sulla Confessione, fatto fare nel 410 da Galla Placidia, sorella dell'imperatore Onorio, e la stupenda tribuna, pure a mosaico, eseguita, a quanto pare, sotto il pontificato di Onorio III, nel XIII secolo. 11 campanile, in forma di faro antico, fu disegnato dal precitato Poletti.
La brevità dello spazio assegnatoci non ci permette di descrivere per minuto, come ben meriterebbero, i musaici, i monumenti, le statue, i dipinti, ecc. onde va rinomata la basilica Ostiense. Ben toccheremo due parole del chiostro attiguo del monastero benedettino, un bel quadrato circondato da arcate sorrette da bellissime colonne gemelle di varie foggie e bell'esempio dell'architettura monastica del secolo XIII.
Le colonne offrono quasi ogni nota varietà di forme: spirali, attorte, scanalate ed alle volte «lue o tre di queste bizzarre varietà combinate. Sulle mura stanno numerose iscrizioni romane e cristiane primitive e parecchi monumenti già esistenti nella basilica incendiata. Il monastero di San Paolo, restaurato, contiene la libreria dei monaci, già nel convento di San Callisto in Trastevere. Tra i cimelii preziosi e un manoscritto della Vulgata, o versione latina della Bibbia, la più ricca di tutte le opere con miniature di quei tempi, eseguita probabilmente per Carlo il Calvo verso J'SBS ed una raccolta d'iscrizioni classificata dal De Rossi. I libri stampati sommano a 12,000, la più parte trattanti teologia, legge canonica e altri soggetti ecclesiastici.
San Lorenzo fuori le Mura (vedi Tavola). — Fuori di porta Sari Lorenzo, sulla strada per Tivoli; una delle chiese patriarcali di Roma; credesi fondata da Costantino verso il 330 e pare fosse ampliata dall'imperatrice Galla Placidia nel V secolo, e riedificata in parte da papa Pelagio li nel 578. Nel 1216 Onorio III distrusse l'abside, invertendo il piano dell'edifizio coll'aggiungere la presente lunga navata dietro il luogo della tribuna della basilica Pelagiaua e col convertire l'estremità più bassa della chiesa costantiniana nel presbiterio della nuova. Egli fece alzare ti livello ad un'altezza considerevole, con colmate di terra e macerie, e portare l'ingresso, che aprivasi all'estremità est, a quella ovest, opposta all'aitar maggiore, aggiungendo nell'istesso tempo il vestibolo-portico.
La basilica ebbe altri ristatili anche dopo papa Onorio e specialmente, nel 1657, i canonici regolari lateranensi, che l'avevano in cura, la condussero allo stato in cui rimase sino alla restaurazione grandiosa eseguitavi nel 1864- a spese di Pio IX. Codesta restaurazione fu eseguita sotto la direzione dell'architetto Vespignam con rara perizia, per modo che quest'insigne santuario fu ricondotto all'antico stile basilicale, riinovendo tutti gli sconci che ne deturpavano l'architettura primitiva. In occasione di questo restauro fu innalzata, nel 1865, sulla piazza della basilica, una colonna di granito rosso orientale con in cima la statua di San Lorenzo, fusa in bronzo da Francesco Lucenti, sul bel modello di Stefano Galletti. L'altezza totale di quest'elegante monumento è di 24 metri, compresa la statua alta circa 3 metri.