Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincia di Roma', Gustavo Strafforello

   

Pagina (194/750)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (194/750)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Roma
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1894, pagine 679

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   •110
   Parte Terza — Italia Centrale
   la nuova basilica. Fra i tanti scelse quello del grande Bramante e, l'8 aprile 1505, Giulio stesso pose la prima pietra.
   Ma sentiamo il Nibby, il valente illustratore di Roma e de1 suoi monumenti.
   Mancato ai vivi Giulio li nel 1513, e, dopo un anno, anche Bramante, Leone X, succeduto a Giulio, incaricò, per la continuazione dell'opera, Giuliano da San Gallo, Fra Giocondo e Raffaello da Urbino, il quale fece un nuovo disegno a croce latina, conservatoci dal Serlio. Ma, sopravvenuta la niurte del San Gallo seguita, nel 1520, da quella dell'Urbinate, e partitosi da Roma frate Giocondo, non fu mandata ad effetto alcuna delle variazioni proposte, essendosi consumato il tempo in rafforzare i piloni giudicati non abbastanza solidi, per sostenere tanta mole. Essendone poi stato eletto architetto Baldassarre Peruzzi, questi, senza guastar nulla, adottò la pianta a croce greca, colla Confessione nel mezzo. Questo del Peruzzi è riputato d bellissimo di tutti 1 disegni del San Pietro. Ma la morte di Leone X, nel 1521, e l'abbandono quasi totale in cui soggiacque la fabbrica nei pontificati di Adriano VI e di Clemente VII, successori di Leone, fecero sì che il disegno del Peruzzi non fosse posto ad effetto.
   Rimanevano per tanto eseguiti solo ì quattro piloni innalzati da Bramante e rafforzati dagli architetti posteriori, quando, salito al trono Paolo 111, affidò l'edilizio ad Antonio da San Gallo, il quale immaginò (li bel nuovo la pianta, a croce latina: ma nel 1546, allorché con grave dispendio aveva terminato il modello in legname, cessò di vivere. Allora lo stesso pontefice invitò il Buonarroti da Firenze ad assumere la direzione di opera così importante: nel quale onorevole incarico, da esso accettato, venne successivamente confermato dai papi Giulio III, Marcello II, Paolo IV e Pio IV. 11 Buonarroti pertanto, nel brevissimo spazio di 15 dì, fece un nuovo disegno, dando alla chiesa la forma di croce greca, ma ingrandendo la tribuna e i due bracci della nave traversa, ed immaginò la cupola a doppia vòlta con disegno del tutto nuovo. Messosi poi all'opera di effettuare il suo disegno, costruì la nuova tribuna, i due bracci della nave traversa, la cappella Gregoriana, e innalzò la cupola tino al tamburo. Ma nel 1564, giunto all'età ili 89 anni, quel gran genio moriva, e così non potè compiersi il suo disegno di cui vedesi un affresco nel salone della biblioteca Vaticana.
   Però ormai il concetto architettonico del San Pietro era fissato e quantunque in seguito, come or diremo, venisse alterato dai posteriori architetti, rimase sempre nella sua sostanza il direttivo del colossale edilizio, di guisachò nella chiesa di San Pietro il concetto dominante tanto all'interno quanto all'esterno, all'iufuori della facciata, è quello di Michelangelo.
   Pio IV sostituì al defunto architetto, Giacomo Barozzi da Vignala e Pirro Lìgorio, imponendo loro di attenersi strettamente ai disegni ed al modello del Buonarroti. R Ligorio però, sdegnando ili seguire gli altrui pensieri, voleva far novità nella fabbrica; per il che San Pio V,succeduto a Pio IV, il licenziò; ed al Barozzi, che uscì di vita nel 1573, regnando Gregorio XIII, si devono le due belle cupole laterali a quella del Buonarroti Fu allora surrogato Giacomo della Porta, che forse più d'ogni altro architetto operò nell'esecuzione della, chiesa di San Pietro. In primo luogo egli terminò la cappella Gregoriana lasciata incompiuta da Michelangelo, attenendosi però strettamente ai disegni del suo maestro. Poi, eletto papa nel 1585 Sisto V, volle che l'edilizio progredisse rapidamente, e quindi il medesimo della Porta girò in vòlta la gran cupola sino all'occhio della lanterna. Nei primi sette mesi del pontificato di Gregorio XIV eseguì anche la lanterna, e, sotto Clemente VIII, terminò l'ornato esterno della cupola e la decorò internamente. Poi eseguì la cappella Clementina dirimpetto alla Gregoriana, decorò la vòlta della chiesa con istucchi dorati, lastricò il pavimento di marmi, e infine compiè la decorazione esterna del tempio. Tuttociò egli effettuò seguendo il concetto e i disegni di Michelangelo, modificandoli solo leggermente nella decorazione esterna, come a suo luogo diremo.