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Parte Seconda — Atta Italia
Il terzo bacino è affatto alpestre: roccioso, granitico, circondato tutto all'intorno da alte cime eternamente coperte di nevi e di ghiaccio. Esso si allunga per i-i chilometri e da 930 toccai 1261 metri nell'ultimo Comune della valle, Ponte di Legno, e 1881- metri al passo del Tonale, ove dalla vai Camonica si passa nel Trentino. Questa è la regione degli alti pascoli e degli avanzi delle antiche foreste di abeti. La superficie della vai Camonica è calcolata in 1280 chilometri quadrati circa, pressoché i tre quarti della superficie dell'intero circondario di Brescia che è di 1635 (vedi pag. 232).
La vai Camonica, o Cnmonia, fu abitata anche nei tempi preistorici e forse il nome di Camonii, rimasto ai suoi abitatori più remoti del ciclo storico, viene dalla razza autoctona che certamente, prima quivi soggiornava. T Camonii furono gente fiera ed indipendente: di tutti i popoli dell'Italia superiore, o Galli Cisalpini, furono gli ultimi ad essere soggiogati dai Romani, la sommessione della Camonia a Roma datando dall'anno 15 av. C. — Roma, facendosene padrona, lasciò agli abitatori di queste valli le loro autonomie e ne rispettò gli usi religiosi e civili, onde, sopite ben presto le animosità sollevate dalle lunghe guerre, i Camonii divennero amici affezionati e devoti di Roma. Molto probabilmente allora, la Camonia comprendeva anche la vai di Scalve e stendeva la sua giurisdizione a Sale Marasino sul Iago d'Iseo ed oltre l'Aprica ed il Tonale. Il centro dell'amministrazione romana nella Camonia fu Cividate. Il movimento del dominio romano nella vai Camonica non scarseggiava: ne sono rimaste traccio nei nomi dei luoghi, in canali, acquedotti, ponti, strade, torri, lapidi e frammenti di scolture in varie località rinvenute.
Strada diretta verso il cuore dell'Europa, la Camonia fu di frequente attraversata e percorsa da eserciti che salivano le Alpi (al tempo dei Romani) o le discendevano (periodo medioevale). Collo espandersi del Cristianesimo in questa valle, dapprima refrattaria alla buona novella e fedele agli antichi Dei, essa si trovò insensibilmente a far parte della giurisdizione vescovile di Brescia (V secolo! la quale poco per volta trasformò la propria influenza spirituale in dominio temporale e considerò la vasta regione come un pingue feudo, buono per imponi balzelli, decime, diritti di caccia, di pesca, di pedaggio, ecc. La conquista longobarda rispettò in parte i privilegi della Curia bresciana ed il duca di Brescia, dal quale la vai Camonica dipendeva, più che altro era un tutore dei diritti della Curia, un esecutore della, volontà di questa, il braccio secolare in appoggio e difesa del foro ecclesiastico. Nel periodo carolingio, rafforzatisi con nuove forine e trapiantati in Italia gli ordinamenti feudali, di fronte alla romana Cividate, sorgo il feudale Breno, ove sotto un conte si va raggruppando tutto il potere civile sulla vallata.
Il periodo dei Comuni e dello fazioni guelfe e ghibelline ha i suoi contraccolpi anche in questa vallata, ove le famiglie feudali laiche, parteggiando o per l'uno o per l'altro partito, cercano di preponderare nella valle a danno degli avversari Gli eserciti degli imperatori tedeschi che venivano a lasciar le loro ossa sui campi lombardi o dell'Italia media, passarono molte volte per la vai Camonica. Così vi discesero, nel 1158 e nel 116G, gli eserciti di Barbarossa condotti contro le città lombarde; nel 1327 vi passò Lodovico il Bavaro, che, poco più tardi, depredato dagli stessi Ghibellini, doveva rifare la strada stessa per tornarsene nei suoi Stati di Germania: ed infine, nel 1516, vi passò l'imperatore Massimiliano, allorché venne a prender parte attiva alle guerre che sul principio di quel secolo disgraziato turbavano la Lombardia, o per meglio dire il Ducato di Milano. Assai forte era nei secoli XII, XIII e XIV il partito ghibellino in vai Camonica, capitanato dalle famiglie dei Federici, di Gorzone, che avevano castelli a Montecchio, Cimino e Mù; dei Griffi dominanti in Losine: degli Antonioli di Cimbergo, dei Nobili di Lozio, dei Pellegrini di Cimino e dei Ronchi di Breno.
Nel 11-28 la vai Camonica, per dedizione spontanea e per aver pace, mettendo fine alle discordie delle sue famiglie patrizie, passò sotto il dominio della Repubblica