Circondario di Breno
897
si fabbricavano contemporaneamente strumenti rurali, d'uso domestico e campanelli per il bestiame. Nel 1562 erano censite più (li 100 fucine lavoranti a tali industrie; ma nel 1697 queste erano discese a 70 e precipitosamente diminuirono anche nel secolo susseguente. Le popolazioni di questa regione pagavano i loro tributi alla Repubblica di Venezia, in parte con tanti pezzi di ferro o greggio o lavorato, dal quale la Serenissima faceva poi trarre armi, cannoni ed altri strumenti da guerra. L'industria sidei urgica, giunta al massimo della prostrazione alla fine del secolo scorso, risorse a grande attività quando, durante il periodo delle guerre napoleoniche, fu grande il bisogno d'armi e lavoravano a preparare fucili, baionette e sciabole tutte le officine della vai Trompia ed a Darfo si fondevano bombe, obici, granate ed altri simili proiettili. La restaurazione dello stata quo ante belhim e la sospettosa politica del Governo austriaco, diedero un colpo mortale all'industria siderurgica in questa regione; e quando dopo la guerra d'indipendenza si instaurò il governo nazionale, non fu possibile all'industria siderurgica dei Comuni di risorgere all'antica prosperità, essendo il campo tenuto ila altre nazioni, aventi maggior copia di combustibile, maggiore potenzialità economica, esuberanza di produzione,più rapide- e facili comunicazioni, più completo sviluppo tecnico ed industriale.
Di sette alti forni già esistenti nel circondario di Dreno non è rimasto in attività che quello detto di Gavine nel territorio di Pisogne. La produzione del 1895, quale risulta dalla Rivista del servizio minerario del Regno, è di 620 tonnellate.
Nell'alta vai Camonica si può dire che è scomparsa ogni traccia di vita industriale ed a Pontagna, Edolo, Mu, Corteno, Rino, Sonico, giacciono inoperose le antiche fucine, in taluna delle quali si levarono perfino le tegole onde sottrarle alle imposte.. Nella valle inferiore esistono tuttavia 37 fucine, delle quali 25 a Bienno e 12 a Malegno; vi si lavora per la maggior parte rottami di ferro per la fabbricazione di padelle, secchielli per muratori, vomeri, cerchioni per ruote, badili, vanghe, zappe, falcetti, utensili ed attrezzi diversi per un complesso di circa 11S,U00 quintali annui di ferro lavorato.
La Val Camonica.
Quasi tutto il bacino idrografico dell'Oglio superiore al lago d'Iseo costituisce la vai Camonica (ne è escluso il bacino del Bezzo o vai di Scalve). Essa si estende per la lunghezza di circa 80 chilometri da Pisogne al passo del Tonale, salendo da 185 inetri, livello del lago d'Iseo, a 1261 metri a Ponte di Legno ed a 1884 metri al passo del Tonale.
La vai Camonica può considerarsi divisa in tre bacini ben distinti fra di loro per forma, natura, clima, prodotti, industrie, prendenti nome dai tre mandamenti nei quali la valle giudiziariamente ed amministrativamente è divisa, che sono perfettamente corrispondenti ai tre bacini della valle.
Il primo di questi bacini, cli'è il più ampio e. depresso, va dal lago d'Iseo a Givi date Cannino; è lungo 21 chilometri circa e sale da 185 a 270 metri sul livello del mare. L'Oglio vi corre placido ed espanso colla inclinazione del 4 per mille, onde esso vi è barcheggiabile con piccoli scafi o con zattere di legno. In questo bacino prosperano gli ulivi, la vite, il castagno.
II secondo bacino, detto anche medio, sale da Malegno a Molino; misura 35 chilometri portandosi da 270 a 930 metri sul livello del mare. È il più angusto; il fondo della valle sovente si restringe assai e l'Oglio vi corre trabalzando rumoroso in un letto di roccie e dirupi. In questo bacino si trovano nel maggior numero gli Sfilici siderurgici che ancora sono in attività nella vai Camonica,. È pure la regione dei grandi pascoli, delle ricche boscaglie cedue e dove cominciano le boscaglie d'alto fusto, i faggi, i larici, gli abeti.