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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Bergamo e Brescia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 540

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Seconda — Atta Italia
   dal cav. Rambotti di Desenzano. La torbiera della Polada ebbe vani e dotti illustratori, fra questi anche il prof. A. Piatti di Desenzano, dalla cui monografia, inserita nella Brescia Alpina del 1883, crediamo utile ed interessante pei nostri lettori riprodurre i cenni seguenti:
   < Dodici anni fa il fondo di questa valletta era una distesa di prati che a quando a quando diventavano tutti una palude, se pur talvolta non venivano affatto coperti dalle acque che vi formavano un lago. Quando, nel 1872, si cominciò la escavazione della torba per opera della Società desenzanese Anelli, Bazoli e Polver, cominciarono a venire alla luce in copia gli avanzi di quell'età primitiva che fu detta della pietra.
   < Il cav. Rambotti, tosto che n'ebbe sentore, si adoperò a raccoglierle, non risparmiando viaggi, spese, fatiche. Le sue cure furono coronate da insperato successo, ed ora egli può vantarsi di possedere una delle più belle collezioni di questo genere pei la copia e la molteplicità degli oggetti e per le forme caratteristiche di molti fra essi.....
   < Per far conoscere la ricchezza di questa collezione, e come la stazione di Polada più che una semplice abitazione si possa chiamare una città preistorica, farò una breve enumerazione dei principali oggetti.
   < Quanto agli oggetti di pietra convien dire che quivi fosse l'officina per gli istrumenti o percuotitoi trovati e per la enonne quantità di frammenti di selci, vero deposito di materia greggia, che i nostri abitatori traevano indubbiamente dai calcari siliciferi erratici, provenienti dalle vicine montagne ed abbondanti nei dintorni.
   < Di cuspidi di freccia se ne contano non meno di 400 tra finite ed abbozzate. La maggior parte di esse sono munite di alette ben pronunciate con peduncolo di varie dimensioni, altre al contrario con incavo in luogo del peduncolo. Ve ne ha molte altresì di forine nuove e diverse di foglia e di cuore, triangolari e a semplice punta quasi arrotondata senza alette. La finitezza del lavoro di una gran parte, l'eleganza delle linee e delle forme che si osservano, anche in taluna appena di 12 millimetri di lunghezza danno a questa collezione un'importanza speciale.
   e Sonvi altresì tre o quattro pietre rettangolari molto lisciate con fori agli angoli che si fermavano alla mano per livellare le freccie, che sono rare assai, per non dire uniche nel loro genere. Relativamente poche sono le cuspidi di lande. Havvi tuttavia tra le precedenti e queste una gradazione di dimensioni. Pochissime poi (o sole) sono le ascie di serpentino, sebbene la materia per fabbricarle non mancasse: queste poche sono bellissime.
   < Aggiungiamo qualche centinaio di coltellini, tra i quali parecchi sopra 11 millimetri di larghezza, sono lunghi 04 millimetri e alcuni corti e romboidali; 10 o 12 scalpellini con peduncolo e tagliente finissimo; quattro ami; moltissimi raschiatoi e oltre 100 seghe con bellissimi denti da un solo lato, parecchie delle quali si vedono ancor fisse con un mastice speciale alle loro iininanicature. Di queste due sono corte e da usarsi con una sola mano; ina altre lunghe più di 40 centimetri. Hanno impugnatura per ambo le mani: diritta per lo più vicina, ricurva per lo più lontana. Queste elegantissime seghe credo siano vanto quasi esclusivo della collezione Rambotti.
   < Oltre a questi oggetti ve ne sono altri più grossolani, come percuotitoi scabri per l'uso di batter le selci; pietre rotonde, non infrequenti in queste morene, alcune delle quali servivano, pare, come proiettili e alcune con scanalatura erano usate forse a modo delle bolas dei Gauchos d'America. V'hanno altresì delle pietre appianate, altre piccole ed atte ad essere impugnate, altre più grandi che probabilmente facevano l'ufficio dì macine. Tali pietre sono principalmente dì schisti amfibolici, gneiss e serpentino.
   < A completare quanto riguarda le armi aggiungerò che si vede nella collezione una diecina di mazze formate colle basi delle corna dì cervo affilate da una parte così da poter servire di accette e con foro pel manico. Inoltre ima ventina tra pugnali e punteruoli fatti coll'ulna di varii animali, così che l'olecrano serve d'impugnatura.