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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincie di Bergamo e Brescia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1898, pagine 540

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Seconda — Atta Italia
   di pelli, impieganti in inedia una quarantina di operai; da una tintoria, da due fabbriche di spiriti e liquori, da una fabbrica d'organi da chiesa; da un opificio per la macinazione dell'anidrite. che si vende soprattutto alle cartiere, e da alcune piccole fabbriche di paste da minestra.
   Cenno storico. — Secondo l'illustre e venerando Gabriele Rosa, dottissimo ed accurato ricercatore nelle memorie patrie, Iseo avrebbe origini antichissime, anteriori forse a quelle di Brescia medesima, che pure è considerata fra le più antiche città d'Italia.
   < Prima del dominio dei Romani — scrive il Rosa in una breve sintetica sua monografia su Iseo e la plaga circostante — le popolazioni delle valli Retiehe erano diverse da quelle della pianura padana, sulle quali talvolta facevano scorrerie, ma di frequente con loro barattavano prodotti agli sbocchi dei laghi ove ora sono Peschiera, Besen-zano, Lecco, Como, Aroma ed Iseo. I montanari recavano pece, tele, pelli, caci, miele per biade e vino. Prevalsi i Romani, sicurate le vie pei passi alpini, i commerci agli sbocchi dei laghi diventarono più vivi e sicuri. Ad Iseo salivano coi cereali i Cremonesi. Nei primi secoli dell'Impero Romano sino al lago Sebino irradiarono i sacerdozi magici dell'Asia e dell'Egitto, preparatori del Cristianesimo. Ad Iseo fondarono il culto d'Iside, proteggitrice dei naviganti, e dipresso quello di Mitur (Mitra), simbolo persiano del sole fecondatore, J senni i Romani chiamavano il sacello d'Iside, onde il nome di questa stazione lacuale, che diventò l'ago, ossia mercato, tribunale e sacrario romano, indi, nel secolo V, una delle primitive pievi cristiane battesimali >.
   Le culture delle viti, delle frutta asiatiche e degli ulivi si diffusero sulle riviere del lago d'Iseo nei primi tempi del dominio romano. Anche nella barbarie medioevale Iseo rimase punto di attività commerciale. Allorché i pellegrini dal cuore d'Europa si dirigevano per devozione a Roma, scendendo dai passi alpini delle Retiehe e delle Camonie per il Tonale, ad Iseo trovavano un grande ospizio pel loro riposo o per le cure necessarie a quelli clic i disagi della via avevano reso ammalati. In questa plaga prevalse l'elemento longobardo sul più antico ed in seguito Iseo ebbe i suoi feudatari, e nel tempo delle fazioni guelfe e ghibelline vi si contrastarono i Federici e gli Oldofredi. Quest'ultima famiglia anzi ebbe per lungo tratto parte primaria nella storia locale. Giacomo Oldofredi, morto nel KJ25, del quale si vede ancora il mausoleo sulla facciata della chiesa plebana presso al campanile, fu quello che cinse il paese di mura, ne riattò il castello, ne fece scavare la fossa ed eresse la torre della chiesa. Un Cristoforo Oldofredi, nel 1317, fece scavare il canale irrigatorio e navigabile della Fusia all'emissario del lago. Sul principio del secolo XIV gli Scaligeri di Verona si impossessarono, insieme di Brescia, anche d'Iseo e posero il loro stemma sulla porta del castello. Ma il loro dominio fu breve. Più tardi Iseo era dei Visconti e vi venivano per diporto Matteo, Bernabò e Gian Galeazzo.
   Iseo, ai confini occidentali della Repubblica di Brescia, fronteggiava la rivale Bergamo; quivi era perciò una stazione di navi armate e corridore, dette tjazarie. Al mantenimento di questa flottiglia concorrevano tutti i Comuni del territorio bresciano. Iseo fu spiccatamente ghibellino e, nel 12G5, quei d'Iseo si opposero validamente alle truppe di Carlo d'Angiò, che sbucate da Calepio, tentarono di infestare quel territorio prima di scendere nel Mezzogiorno alla conquista del regno, contro Manfredi di Svevia.
   Insieme a Brescia, Iseo accettò nel secolo XV il dominio protettore della Repubblica di San Marco e questa diede grande importanza alla borgata, perchè era buon punto sulla strada della vai Camonica, una delle vie per le quali passava il grande traffico di Venezia coll'iuterno d'Europa.
   A tranquillizzare il paese, ancora turbato dalle contese dei suoi nobili, la Repubblica bandì da Iseo il ramo maggiore della famiglia Oldofredi, vantante diritti feudali sul luogo, e riconoscendo quivi come suprema autorità il Comune, al quale concesse il dazio alle porte, il banco pubblico, un piccolo ghetto di Ebrei, che vi stettero per