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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Venezia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografico-Editrice Torino, 1902, pagine 383

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   1>arte Prima — Alta Italia
   quell'epoca, ma datante come origine forse al Gii, anno in cui sembra fosse fondata la cattedrale.
   Santa Fosca (fig. (J7). — Erotta su base ettagona e circondata da cinque lati da colonnati, è un monumento assai curioso. Il Selvatico, nella sua pregevole opera Sulla aichitetiuva e, sulla scollava in Venezia, cosi la descrive : « Santa Fosca ni Torcello pare a me il monumento piìi opportuno a far conoscere in Venezia il collegamento dello stile romano col bisantino; i più dei cronisti la dicono alzata nel IX secolo, ma non ne danno prova nessuna, potrebbe essere sòrta più lardi, giacché documento sicuro dell'esistenza suanui troviamo se non nel 1011 in 1111 istromento notarile in cui le sorelle .Maria e Buona olirono non so quali rendite alla chiesa di Santa Fosca. La sua iconografia consta di una croce greca più prolungata liei braccio che fonila il coro. Otto colonne reggenti quattro arconi si fanno fulcro di un tamburo, che un di avrà forse sostenuto una cupola alla maniera orientale; il diametro interno per una parte è di metri 11,40; dall'altra, compreso il coro, di metri 17,G0. Per cinque lati della parte esteriore gira un portico, le cui colonne forse sono tolte da altri edilizi e portano bizzarri capitelli di barbara scoltura, probabilmente posteriori al mille. Su di essi girano quegli archi ad alto peduccio che il buon Teofilo nel suu prezioso libro chiamava producii e che rivelano un gusto il quale comincia a risentirsi dell'arabo. E molto carattere delle arabe costruzioni ma-
   nifesta anche l'abside esterna, la quale perchè nei suoi ornamenti e nella sua disposizione si avvicina a quella del duomo di Murano, opera dell'XI secolo, mi pare ottimo argomento a congetturare che non prima d'allora Santa Fosca si murasse. I cinque lati cbe essa presenta esternamente vanno ornati da colonnette binate sugli angoli che. reggono un'arcata ad alto peduccio. Nel secondo piano scrivi pure arcate, ma senza colonne e solo fregiate nell'archivolto da una gentile cornice. Poi ne viene una più ampia e tutta spirante l'arabo ornare, giacché al disotto vi sono foggiati denti di sega, ì quali fanno un mirabile efletto ; al disopra un grazioso fogliame coronato di dentelli,
   « Penetriamo invece l'interno di Santa Fosca, ove troveremo colonne corinzie e capitelli che appalesano stile evidentemente romano. E da credere che fossero anch'esse tolte ila Aitino, come forse tutti i ruderi marmorei d'Aitino. 11 marmo, a dir vero, è greco, ma la scollura dei capitelli mi ricorda maniere romane anziché greche..... ».
   Nell'interno della chiesa si conserva pure una bella tavola del Palina il Giovane. Accanto alla chiesa si drizza un bel campanile altissimo, ma di cui è facile l'ascesa contando larghi e frequenti ripiani. Dalle feritoie più alte si gode un bellissimo panorama.
   Dall'architettura ili Santa Fosca non isdegnò il Sansovino prendere inspirazione quando volle edificare in Venezia la chiesa di San Geminiano.
   Ne le chiese che siamo venuti descrivendo sulla guida d'illustri studiosi, poiché esse segnano speciali periodi nella storia architettonica di Venezia, sono ì soli antichi monumenti degni di osservazione e di studio che si possono vedere in Torcello. La piazza principale del paese dimostra ancora quale importanza avesse una volta questa figlia primogenita di Aitino ed a quale ricchezza e potenza fosse assurta. I palazzi del Consiglio e dell'Archivio, che colle chiese descritte contornano questa piazza, furono di recente acquistati e l'istaurati dall'abiezione in cui si erano lasciati cadere.
   Palazzo del Consiglio. — Risale al XIII secolo; è edilizio ili stile sestacuto. Sulla facciata sono infissi alcuni capitelli di colonna, una colonna intiera di granito ed una grossa trave, che la tradizione assicura servisse alle torture che venivano inflitte ai delinquenti. 11 palazzo ha una bella scala esterna.
   Palazzo dell Archivio — Era quasi caduto in rovina, avendolo adibito il Comune di Durano, del quale era proprietà, a fienile, quando venne comperato, ristaurato, adibito a museo e regalato alla provincia di Venezia dall'illuminata munificenza del cornili. Cesare Augusto Levi, imitatore in questo del Torelli, il quale, prima di lui, aveva egualmente agito per il palazzo del Consiglio.
   Torcello de\e a questi due egregi uomini se alcuni dei suoi antichi monumenti furono non solo conservati, ma in parte ridonati anche all'antico splendore e se preziosi cimeli si poterono accogliere e disporre in ordinato museo.
   Il palazzo dell'Archivio, quale fu riattato, consiste in uria grande sala, nella quale venivano un tempo depositati gli atti del Comune. La sua facciata è or-
   nata con stemmi di pietra ed iscrizioni e di una piccola torre. Scolpita in un sol pezzo di pietra sta in mezzo alla piazza un'antica sedia, che la tradizione vorrebbe fosse il trono ili Attila assediarne Aitino, mentre non è che una sedia vescovile dei bassi tempi, che poi servì ai gastaldi ed ai podestà inviati dalla Repubblica (piando rendevano giustizia in pubblico.
   Alla formazione del Museo di Torcello lavorarono tre patriottici intendimenti : prima il Torelli, già prefetto di Venezia, il quale l'istaurò e regalò alla provincia ili Venezia il palazzo del Consiglio, sub condizione di farne sede di un Musco di antichità di Torcello ed Aitino ; poi Nicolò Battagli, che ordinò le prime raccolte; quindi il comm. Cesare Augusto Levi, che al palazzo del Consiglio aggiunse quello dell'Archivio e vi allargò le nuove collezioni.
   Il Museo ebbe modestissimi inizi, tanto che nel 1879 vi si annoveravano soltanto diciassette oggetti, i quali erano già duecentottantacinque nel 1880 e sono oltre duemila attualmente. Vi si contengono iscrizioni romane, una fra le quali al dio Beleno; lapidi funerarie, pure romane; una bella colonna di granito orientale;