Venezia
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Ciò malgrado Venezia agonizzava. Il nemico lo sapeva ed aumentava l'intensità del suo sforzo per domarla. Vi primi di agosto il grandinar delle palle dei cannoni sulla città erasi fatto incessante e violento; mentre il ci/olerà, non frenato dalle provvidenze necessarie e favorito dalla denutrizione e dalla mala alimentazione, fa strage inaudita, attaccando specialmente le donne ed i fanciulli: donde il dolore, il lutto, l'apprensione nell'animo dei cittadini combattenti ai forti, nell'estuario e sulle navi.
11 G agosto l'Assemblea veneta concentra nel presidente del Governo Manin ogni potere acciò provveda come crederà meglio all'onore ed alla salvezza di Venezia e riserva a sè stessa le ratifiche per qualsiasi decisione sulle condizioni politiche.
l'or due volte la flotta della marina veneta prende il largo tentando di dar battaglia alla flotta nemica e rompere il blocco; ma l'impresa non riesce. Ciò è causa di disanimo nel popolino, che molto sperava dalla rottura del blocco.
Vi 14 di agosto giungono notizie sconfortanti: la pace del Piemonte colPAustria è definitivamente conchiusa; l'insurrezione ungherese è completamente domata. Nessuna speranza di aiuti o d'un mutare di fortuna rimane più a Venezia. Al 15 agosto il bollettino sanitario segna 402 casi di cholera con 270 morti.
La sera del 18 Manin arringa per l'ultima volta il popolo agitato, tumultuante sulla piazza. Ma la situazione è insostenibile, irrefutabile. Per tre giorni si resiste ancora, ma ormai senza speranza.
Il 22 agosto, essendo le cose giunte all'estremo per l'assoluta mancanza di viveri, l'infuriare del morbo, il tempestare continuo delle bombe e palle infuocate sulla città, una Commissione municipale delegata dal Governo si recò al quartier generale austriaco per trattare della resa, che viene accettata alle dure condizioni imposte da un precedente proclama di Radetzkv. 11 23 agosto, durante le trattative, Venezia è immersa in un silenzio profondo, sepolcrale, strano contrasto al rombare continuo delle cannonate e degli obici scroscianti, durato per più di un mese sulla città. Le guardie civiche prestano anche in quel giorno e per l'ultima volta — capitanate da Manin — utile servizio, sedando tumulti suscitati da malintenzionati, che non si peritarono di scaricare le armi anche sull'eroico presidente del Governo.
11 24 agosto il Governo provvisorio cessa dalle sue funzioni, trasmettendo il potere nelle inaili dell'autorità municipale. Il Municipio comunica alla cittadinanza un dispaccio del generale Gorzkowskv. in cui sono designati quaranta cittadini che debbono immediatamente allontanarsi da Venezia e da tutti gli Stati austriaci: tra questi figuravano Daniele Manin, Nicolò Tommaseo, Giuseppe Giuriati, G. B. Vare, Giuseppe Sirtori, Federico Seismith-Doda e Francesco Avesani. Nello stesso giorno la municipalità di Venezia rimetteva la città al generale Gorzkowsky, che ne prendeva possesso come governatore civile e militare.
Così finiva l'epica pagina della rivoluzione veneziana del 1848-41). Per diciassette anni ancora Venezia doveva restare in dominio dell'Austria, insieme alle provincie di Belluno, Verona, Vicenza, Padova, Rovigo, Treviso, Udine e parte di quella dì Mantova, che il trattato di Villafranca del 1859 e la susseguente pace di Zurigo aveva esclusi dai benefizi della guerra d'indipendenza. Dopo la campagna del 1866 la regione veneta fu ceduta a Napoleone III imperatore dei Francesi, fattosi mediatore della pace tra l'Austria, la Prussia e l'Italia. Napoleone retrocedette all'Italia la cessione avuta dall'Austria; il maresciallo Lebeuf fu mandato insieme ad altri generali per la consegna al Governo italiano della nobile regione, consegna firmata il 19 ottobre.
Il 21 ed il 22 dello stesso mese il plebiscito delle provincie venete proclamava con 647.246 voti la sua annessione al Regno d'Italia ed il 7 novembre il re Vittorio Emanuele II entrava, fra grande entusiasmo, in Venezia, ritornata a far parte della grande patria italiana.
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