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l'arte Prima — Alta Italia
Edifizi notevoli in Malamocco : l'antica chiesa ed i! palazzo che fu già residenza del soppresso Connine.
A Malamocco più che altrove sono da ammirarsi le celebri dighe ed i murazzi verso il mare, veri monumenti della sapiente munificenza del Governo veneto nel tutelare e difendere il più vitale fra gli interessi pubblici : la navigazione tra il mare e la laguna, senza della quale sarebbero ad un tempo scomparse la potenza politica e la ricchezza commerciale di Venezia. 11 mantenimento e, per quanto possibile, l'incolumità dei lidi era ed è ragione essenziale all'esistenza della laguna, alla sua navigabilità ed alle sue comunicazioni col mare propriamente detto. A questo ufficio, lottando sempre contro il lavorìo incessante delle acque fluviali e delle correnti marine, attese in ogni tempo 11011 badando a dispendi, il governo della Serenissima.
E prima che a Malamocco ed alla contigua Pelle-striua si costruissero i colossali murazzi, i lidi erano difesi da palafitte disposte lungo la spiaggia, la costruzione delle quali fu variata nei diversi tempi e per le particolari condizioni locali e pei mutamenti progressivamente introdotti. Tali palafitte erano comunemente forniate da più ordini di pali di pino o d'altro legno resinoso e resistente all'acqua, profondamente conficcati nelle sabbie e resi più consistenti con l'aggiunta di canne fortemente legate. Gli spazi fra i pali erano riempiti di sassi, bene compressi, che disponevano anche in dolce scarpata verso il mare ; indi si congiungevano quei pali con altri di traverso a perfezionare il consolidamento dell'insieme. Tali ripari valevano a difendere dalla furia delle onde gli argini di terra che venivano dietro ad essi, cioè verso il lato della laguna. Inoltre si costruivano con analogo sistema degli spruni o guardoni ad impedire che le sabbie radendo il litorale andassero a peggiorare od anche ad ostruire i porti.
Nondimeno, massime nei tempi burrascosi, tali difese apparivano insufficienti ed enorme era la spesa importata dal continuo loro rinnovamento e dalla manutenzione. Perciò il Senato decise di rivolgere alla preservazione delle lagune una ben più gagliarda e duratura difesa.
La prima idea dei murazzi si deve al Padre Coro-nelli, il quale nel suo Giornale veneto,nel 1716, pubblicò le proposte intese a riparare perpetuamente i lidi che recingono l'estuario veneto. L'idea del Coronelli accettata fondamentalmente, fu nell'esecuzione affidata a Bernardino Zendrini, matematico della Repubblica Serenissima, che intraprese i lavori, vsquc romana aere veneto, dal litorale di Pellestrina venendo verso quello di Malamocco (174i).
Consistono i Murazzi in una muraglia dello spessore di 13 o li metri alla base, di un metro o poco più alla sommità e dell'altezza di metri 4 */2 sopra la comune alta marea. La fronte rivolta alla laguna si alza pressoché verticalmente, presentando l'aspetto di un bastione. L'altra fronte guardante il mare è a scaglioni ad alti gradini, formati ognuno da un piano verticale e. da un altro leggermente inclinato coll'oriz-zonte. Di siffatti gradini ineguali, che sono per lo più
in numero di tre, il più alto costituisce la cresta o ciglione della muraglia. Alla radice dei murazzi verso il mare è disposta in declivio una gettata di macigni detta scogliera, che serve da primo frangiflutti contro 1 impeto del mare.
1 murazzi furono costrutti con grossi massi di pietra d'Istria cementati da pozzolana. Misurano in lunghezza 4027 inetri nel litorale di Pellestrina e 1270 iu quello di Sottomarina verso Chioggia.
Come fu già detto (pag. 22), il maggior porto di Venezia — cioè di adito dal mare alla laguna veneta — è quello di Malamocco: reso, coi lavori compiutivi nell'ultima metà del secolo scorso, un comodo ancoraggio, accessibile alìe navi di maggiore portata.
Nel lido di Malamocco si notano inoltre i paeselli di San Pietro inYolta e Portosecco: il primo disposto ad anfiteatro e d'aspetto ridente e pittoresco; 1 altro, abitato da vignaiuoli ed ortolani, nulla ha di notevole
San Michele — Quest'isola, oggi formata dalla unione delle due isole di San Mieli ole e di San Cristoforo e dalla «acca od interrimento formatovi negli ultimi anni per accrescere e sistemare l'area del camposanto, sorge a nord-est da Venezia, a metà distanza tra la città e l'isola celebre di Murano.
La leggenda vuole che San Romualdo abbia condotta in San Michele vita solitaria e che più tardi nel X secolo quest'isola prendesse il nome dell'Arcangelo battagliero, da una chiesa che in suo onore vi fu eretta dalla famiglia dei Briosa.
Nel 1212 fu dai vescovi di Castello consegnata ai frati Camaldolesi, che vi eressero un cenobio ed un oratorio. Nel 1466, sui disegni di nn Moretto, che ri-tiensi sia Moro Lombardo, figlio di Martino, della celebre famiglia di artisti lombardi, allora fiorenti in Venezia, furono riedificati il tempio ed il cenobio.
Lo stile della chiesa è del Rinascimento, pregevole assai. La facciata, in pietra d'Istria, nello stesso stile, è attribuita ad un Moretto Veneziano q. Lorenzo; ma forse hav'vi equivoco di nomi. Notevoli in essa, per il disegno, la porta, le finestre e le decorazioni ond'è or nata Interessante, come pezzo architettonico, il vestibolo ricavato da una porta della chiesa primitiva. Le colonne, i capitelli ed altre decorazioni dell'interno voglionsi lavorate da un Taddeo, del quale non si hanno maggiori ragguagli tra il 1474 ed il 1482. Le tre navate sono legate da 1111 tramezzo, ricco d'intagli leggiadri del maggior gusto del Rinascimento e del quale è rimasto ignoto l'autore.
Nell'interno si ammirano dipinti dello Zanciti del Piazzetta, del Campagnola, del Lazzariui e d'altri riputati artisti. Notevolissima, ad un lato della chiesa, dalla quale si accede per breve atrio, è la cappella Emiliana, fondala da Margherita Vettori, e della quale fu architetto, nel 1530, Guglielmo Bergamasco. E in fonna ottagono e d'ordine corinzio, ma d'una purezza e leggiadria tale di stile da farne un vero monumento d'arte, degno di gareggiare coi migliori del tempo, del Bramante d'Urbino e d'altri artisti.
In questa chiesa osservasi, fra gli altri monumenti-sepolcrali, il sigillo tombale di Fra Paolo Saipi, il