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Parte Prima — Alta Italia
era che un padule di poca estensione, il quale mano a maro, per l'opera del riflusso interratosi, diventò abitabile ; il priore del convento di San Giorgio, Marco Belloni, vi eresse un ospizio per radunarvi o prepararvi i pellegrini che recavansi in Terra Santa, in seguito l'ospizio fu concesso ai monaci di San Girolamo da Fiesole. Nel 1139 una nave di schiavi fuggiti dalle catene turche vi sbarcò insieme ai fuggiaschi una immagine della Veri/ine dipinta da artista bisantino, che la cieca fede dei tempi attribuì subito al leggendario pennello di San Luca. L'isola, che allora chia-mavasi Cavana o Cavanellu, fu tosto, nell'entusiasmo di quell'acquisto, l'i battezzata col nome di Santo Muria della Grazia, indi dal popolino abbreviato nel nomo che tuttora serba di Isola della Grazia o La Grazia semplicemente. Soppressi nel 1CG8 i Girolamini, 1 loro beni, da papa Clemente IX, verniero assegnati alla Repubblica di Venezia onde ne ricavasse danaro per proseguire la guerra contro i Turchi. In seguito vi si stabili una comunità di monache F'rancescane fondata da Bianca Spinelli, che fu soppressa nel decorso secolo. Attualmente La Grazia è posseduta dal Comune, che vi stabili un ben provvisto ospedale per le malattie contagiose.
Durante il memorabile assedio del 18.19 la polveriera stabilita in quest'isola, sotto il fuoco delle bombe austriache, saltò due volte: il 18 giugno ed il 14 luglio.
San Clemente. — Quest'isoletta sorge a meno di un chilometro a sud dell'anzidetta isola della Grazia. N'el 1131 il mercatante Pietro Gatileso vi fondò un ospizio pei pellegrini di Terra Santa, del quale oggi non esiste più vestigio. Vi dimorarono poi i Camaldolesi e gli Eremitani di Sant'Agostino, officiando una chiesa adorna di buone pitture del Bassano, del Padovanino, del Lazzarini, che fra le altre specialità aveva una cappella coperta di ricchi marmi e riproducente nell'interno la Casa di Loreto.
Vi fu un tempo nel quale in quest'isola erano relegati i sacerdoti ed ecclesiastici in genere che per indisciplina o per colpe erano incorsi in punizioni dall'autorità ecclesiastica. Attualmente fuvvi eretto con grandioso impianto il Manicomio provinciale femminile.
Sacca Sessola. — Sacche dieonsi nel linguaggio locale quegli isolotti per la maggior parte artificialmente formati dalle materie di escavo e dai rivi o dagli avanzi e detriti di demolizioni raccolti in determinati luoghi e bassifondi della laguna per evitare l'interramento dei canali di navigazione. Questa di Sessola, a mezzogiorno della città, è delle più ampie e vi furono per lungo tempo i magazzini di deposito per il petrolio. Quivi le navi con tale carico dovevano approdare e compiere le loro operazioni di sbarco. 1 grandi serbatoi costrutti nella stazione marittima hanno determinato l'abbandono della Sacca Sessola. Ma se di tale innovazione ne avvantaggiò, colla rapidità delle operazioni il transito per I interno dell'ormai indispensabile ed economico combustibile, non altrettanto si può dire ne abbia avvantaggiato — e uu recente incendio lo prova — in sicurezza la città nel caso, non impossibile, d'un incendio, data la natura infiammabilissima
della materia e la sua proprietà galleggiante, non sempre facilmente domabile.
Santo Spirito — Quest'isolotto, misurante poco
più di 600 m. di circuito, si trova a sud-est della precedente. Anticamente, fin dal 1110, vi avevano preso stanza gli Agostiniani fondandovi un cenobio ed una chiesa, che nel secolo XVI fu rifatta sul disegno dì Jacopo Sansovino. Le antiche descrizioni di Venezia lodano assai questa chiesa, che ora più non esiste, e per l'architettura e pei dipinti del Bonifacio, di Tiziano, di Palma il Vecchio, del Salviati che l'ornavano e per le scolture di Nicolò dall'Arca, del Mosca ed altri. Nel 1806, colla soppressione degli ordini religiosi, fu data ai soldati di marina; gli edilìzi tramutati in caserme e depositi di polvere e d'armi e la stamperìa di libri e di musica che quivi avevano stabilita gli Agostiniani dispersa altrove. — Ora l'isola è messa in gran parte ad ortaglie.
Poveylia, — È fra i maggiori degli isolotti lagunari, 5 chilometri a sud da Venezia. Anticamente era detta Popilia e nei primi tempi delia Repubblica veneta si reggeva autonoma sotto il governo di un tribuno. Nell'anno 864 vi furono confinati i famigliari del doge PietroTradonico, ucciso dai congiurati contro il suo governo. Durante la famosa guerra di Chioggia con Genova nel secolo XIV fu smantellata d'ordine del Senato, affinchè non potesse servire di ricetto ai nemici già penetrati nella laguna; gli abitanti trasferiti in Venezia presero stanza nella parrocchia di Sant'Agnese.
Neiìa chiesa di Poveglia veneravasi un Crocefisso in terracotta antico assai ed in fama di miracoloso. Colla soppressione di quella chiesa al culto il Cristo di Po-ve/jlia — cosi lo chiama il popolino — fu trasferito a Malamocco, ove è dai fedeli veneratissimo.
Attualmente a Poveglia funziona un lazzaretto per le quarantene marittime, istituito nel secolo scorso dalla Repubblica; ma poi perfezionato ed ampliato a seconda dei bisogni cresciuti del movimento marittimo e delle esigenze scientifiche dai successivi governi e dal governo nazionale in ispecie.
Malamocco (fig. 96). — L'isola o litorale di Malamocco è quella lunghissima striscia di terra che dal porto maggiore di Venezia, formato appunto dai largo canale che è tra l'isola di Pellestriua e quella di Malamocco, va fino al porto del Lido.
Anticamente era detta Matamanco ed aveva altra configurazione. Le erosioni continue del mare ed il subissamento di gran parte dell'antica isola, avvenuto nel 1107, diedero all'isola laforma attuale, non senza stento conservata con ingenti spese dalla Repubblica e dai governi successivi, mediante i celebri murazzi (vedi pag, 21), le dighe, gli sproni, le gettate e le altre opere di difesa immaginate dall'ingegno umano, piti che contro le frequenti ire del mare, contro il lavoro blando ma continuo, incessante dell'erosione l'atto dalla corrente e dai movimento di flusso e riflusso delle onde marine.
Vuoisi che i primi abitatori di Matamanco o Malamocco fossero Patavini della città o dei contado rifu-i giatisi in quell'isola per sottrarsi ai pericoli ed alla