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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Venezia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografico-Editrice Torino, 1902, pagine 383 |
Digitalizzazione OCR e Pubblicazione a cura di Federico Adamoli
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Venezia
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Fig. 93. — Venezia : Isola della Giudecca.
Dal nome del fondatore di quest'Ordine l'isola venne chiamata di San Bruno, poi piti spicciamente dal popolo la Certosa, nome rimastole.
1 Certosini furono mandati via nel 1806 e d'allora l'isola, colla chiesa costrutta in buonissimo stile da Pietro Lombardo nel 1492, rimase pressoché deserta; finche, demolita la chiesa — minacciante rovina — ai nostri tempi non vi furono eretti alcuni edilìzi ad uso di polverificio per la marina da guerra.
Cosa notevole e veramente importante come saggio di quell'architettura militare del secolo XVI per la quale andò soprattutto celebre il nome del Sanmicheli è il castello di Sant'Andrea, sorgente all'estremità dell'isola verso l'imboccatura del porto del Lido.
Ne diede, il disegno e curò la costruzione Michele Sanmicheli, che attese a quest'opera, giudicata un capolavoro d'architettura militare, dal 1544 al 1571. La mele è tutta in pietra d'Istria lavorata a scalpello, contornata da un bel cornicione.
La fronte del castello consta di cinque faccie , la centrale ha l'orma di bastione rotondo; ai lati le cortine ripiegandosi all'indietro formano le due testate del forte. Ammirabile, per solidità e squisita eleganza, è la porta nel mezzo del bastione con tre arcate d'ordine dorico dì perfetto disegno. Per provare la solidità di questo edilizio il Senato, quando fu compiuto, fece caricare e sparare tutte ad un tempo le artiglierie che lo munivano senza che avesse a risentirne danno. Ora però sarebbe debole schermo contro la potenza degli ignivomi mostri moderili da cento e più tonnellate Al tempo della Repubblica veneta il presidio del cartello di S. Andrea era comandato da un patrizio, che col titolo di Castellano vi aveva obbligo di dimora fissa.
Sant Elena. — Fra la Certosa e San Servolo, verso lo sbocco del porto del Lido, si vede quest'iso-letta detta dal popolo Sunta Lena. Nel 1170, o poco appresso, il vescovo di Castello, Vitale Michele, fondava su quest'isoletta di breve contorno un monastero con ospizio per ì pellegrini poveri, governato da un priore tolto dai canonici regolari di Castello. La leggenda dice che fu quivi trasferito da certo Aicardo, che lo aveva trafugato a Costantinopoli, il corpo di Sant'E-lena,madre all'imperatore Costantino il Grande; ma è leggenda da relegarsi fra le favole, quantunque abbia giovato alla rinomanza del monastero, che ebbe larghi censi e privilegi. Nel 1407 vi si stabilirono i monaci Olivetani per concessione di papa Gregorio XII e vi durarono fino alla soppressione dell'Ordine, nel 1806; anno nel quale vennero concentrati in Padova coi Benedettini. Nel secolo scorso la Hepubblica veneta aveva importato nell'isola di Sant'Elei© i l'orni per la lavorazione del pan biscotto, necessario alle armate in navigazione. Tali furili durarono in parte anche nel nostro secolo e vennero poi sostituiti da opifici industriali ad ampie tettoie, a lunghi comignoli, che tolsero all'isola l'impronta pittoresca che anticamente aveva. Allo scopo di formare quivi la nuova piazza d'anni fu ampliata mediante l'interramento dei bassifondi circostanti.
La chiesa ili Saut'Elena, pressoché distrutta, nulla conserva dell'antico splendore, delle opere d'arte del secolo XV, adorna d'ottimi dipinti di Palma il Vecchio, di Andrea ila Milano e per gli stalli del coro di finissimo intarsio, lavorati intorno al 1480 da Fra Sebastiano di Rovigo e dal suo compagno Fra Giovanni di Verona.
La Gr azia — Sorge nelle vicinanze dell'isola della Giudecca e a mezzogiorno di essa. Nel secolo XIII nou

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