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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Venezia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografico-Editrice Torino, 1902, pagine 383

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   188 Parte Prima — Alta Italia
   in gran parte i,uel lievito il resistenza itll'abbrutante e crudele governo turco, clic fa dell'Armenia una regione moralmente e di tanto in tanto anche materialmente ribelle a quel giogo, che ha creato una questione armena, della quale IT.uropa civile, a malgrado dell'egoismo che distingue i suoi governi, dovrà o presto o tardi occuparsi e risolverla, onde porre termine allo ormai troppo prolungato succedersi di scene di atroce e sanguinante barbarie, che per opera del governo turco di continuo avvengono in quella disgraziata nazione.
   Lazzaretto Vecchio. — Quest'isola sorge a breve distanza dall'isola di San Lazzaro c dalla lunga striscia di terra dell'isola di Malamocco. Nel 1423, infierendo in Venezia la pestilenza importata dall'Oriente, che, al dire degli storici, aveva uccise oltre 15.000 persone, il governo della Repubblica venne nel proposito di istituire lungi dalla città, nel convento amplissimo, allora abitato dagli Eremitani di Sant'Agostino, un luogo di isolamento, di osservazione, di cura per gli affetti dal terribile contagio, fili Eremitani eransi in quest'isola stabiliti fin dal principio del secolo XIII e nel 1219 vi avevano insieme al convento eretto la loro chiesa intitolandola a Santa Maria di Nazaret, donde all'isola era venuto il nome di Xazare-tana e Nazareno, in breve mutato da! popolo in Lazzaretto nome ch'ebbe la triste fortuna di spargersi in [uell'epoca e poscia in tutta Italia, afflitta di sovente da epidemie pestilenziali, per indicare i lunghi ove venivano raccolti e segregati i rolpiti dai morbi contagiosi. D'allora quest'isola Fu adibita a tale uso e Ve-lezia, che, a proteggere la salute pubblica, pensò ed adottò per la prima le quarantene per le navi sospette di portare malati per contagio, si servi all'uopo di questa e dell'altro isolotto posto più ad oriente, presso i'isolone di Sant'Erasmo, dello il Lazzaretto Nuovo, per fare scontare le quarantene e per trasportarvi, in occasione di morbi contagiosi, gli ammalati della città. — Tanto nell'uno che nell'altro isolotto nulla li avvi di notevole da ammirarsi.
   Il Lido. — Quest'isola, che dal giugno al settembre diventa ad ogni anno ritrovo di una società gaudente, brillante, cosmopolita, chiude da occidente ad oriente il gran bacino lagunare nel mezzo del quale sorge Venezia ; è una lunga striscia di terra che dal porto del Lido va fino a quello di Malamocco.
   Nella storia se ne hanno notizie in documenti anteriori al mille, nei quali trovasi designato col nome di Lio. Cosi denominavasi allora ed anche nei secoli successivi il territorio, che dalla foce del Piave a Malamocco è lambito dal mare; è formato da una lingua di terra tagliata dai granili canali imminenti nella laguna e detti porti. 11 Lido o Lio dividevasi e dividesi tuttavia in Lio Maggiore. Lìu Piccolo, di Sant'Erasmo, della Vignala, di Malamocco.
   Il tratto che noi consideriamo e che s'è — per la bellezza della sua spiaggia, per l'eleganza dei suoi ritrovi, pei pittoreschi giardini, per gli alberghile ville, le costruzioni moderne — latta una vera celebrità, l'orma la parte orientale del lido di Malamocco. Ma
   anticamente tutta questa lunga lingua di terra, antemurale di Venezia contro le furie del mare e sovente anche contro gli attentati dei nemici suoi, aveva grande importanza nella vita pubblica e militare della città. E dai porti del Lido clic uscivano le (lotte poderose, moventi ad imprese arditissime, in difesa di Venezia e della Croce o nei mari d'Oriente od in quelli d'Occidente. Al Lido si ancoravano ed approvvigionavano le grandi galere della Repubblica, si imbarcavano e sbarcavano le truppe ; si facevano le esercitazioni, le riviste, le feste militari, si provavano le artiglierie, i mortai e le altre macchine di guerra uscenti dagli arsenali; al Lido sbarcavano i capitani reduci da vittoriose imprese, pur essi ricevuti ed accompagnati in pompa solenne dal doge e dal Senato in città; al Lido infine veniva ogni anno sul superbo dorato Bucintoro il doge co! Senato e seguito immenso di bissone, peote, gondole e barche a compiere, nsl di dell'Ascensione, la cerimonia solenne dello sposalizio del mare. Il patriarca gettava nel mare un secchiello d'acqua benedetta ed il doge vi buttava l'anello pronunziando la formola sacramentale: Desponsamus te, mare, in signum veri perpetuisene tlominii.
   Del fragore d'armi, della selva d'alberi, della gloria passata, al Lido non rimangono che i ricordi lontani e perdentisi nella stretta cerchia degli studiosi, ignorati si può dire dalla gran massa dei gaudenti che ogni anno riempie di trilli, di gridi giocondi, di musiche la solitaria spiaggia dolcemente baciata dall'Adriatico.
   Al Lido si trovano due chiese, alle quali in parte si collegano le memorie dei tempi passati : San Nicolò e Santa Elisabetta. La prima fu eretta nel 1244 dal doge Domenico Contarmi e ricostrutta nel 1626 dai Benedettini che vi avevano preso stanza. Vi si conservano buone opere di pittura e scoltura, dovute a Marco Vecellio, al Marinoli, al Damiani e ad altri. In questa chiesa il patriarca, attorniato dal Capitolo dei Benedettini, aspettava il doge per recarsi secolui, dopo le funzioni religiose, a compiere la cerimonia dello sposalizio del mare.
   Nella chiesa di Santa Elisabetta, presso l'approdo dei vaporini che fanno servizio continuo da e per Venezia, nulla havvi di interessante per il visitatore. Alla estremità del Lido sorge il forte di San Nicolò, costrutto nel 1545 dal Sanmicheli ed ancora benissimo conservato.
   Da questo forte, per comando del capitano Pizza-moro, tuonarono per l'ultima volta i cannoni della Serenissima contro le navi del francese Laugier, il quale violentemente entrava nel porto, non peranco ceduto.
   La Certosa. — Quest'isoletta, poco lungi dal porto del Lido, anticamente era detta di Sant'Andrea del Lido e diede tal nome al forte che, a guardia del porto medesimo, fu eretto alla sua estremità. Nel 1189 fu donata dal vescovo Castellano Marco Nicola a Domenico Franco, prete di Santa Sofia in Venezia, perchè vi erigesse un cenobio di frati Agostiniani. Nel 1422, trasferiti i pochi Agostiniani che vi rimanevano, l'isola lu data ai Certosini, in favore dei quali presso il Senato ili Venezia aveva perorato Bernardino da Siena.