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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Venezia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografico-Editrice Torino, 1902, pagine 383

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Parte Prima — Aita Italia
   il che infatti avvenne. Pontefici, principi e dogi gareggiarono nell'accordate privilegi e donazioni a quel monastero, che diventò dei più celebri e ricchi del tempo. 11 terremoto del 1221 rovinò in gran parte il monastero ; ma il doge Pietro Zia ni, che più tardi, deposto il potere, vi si rinchiudeva per morirvi frate, provvide alla ricostruzione. Nel 15.16 fu riedificato ed insieme, sotto la direzione del Palladio, che ne aveva dati i disegni, si cominciò la magnifica chiesa, consi- 1 derata per unanime consenso il capolavoro dell'insigne artista.
   lei 1709, alla morte di papa Pio VI, avvenuta a Valenza in Francia, ove era stato condotto prigioniero per ordine del Direttorio, si radunò nel convento di San Giorgio Maggiore il Conclave, che elesse Pio VII, L'Austria, per il trattato di Cainpuforniio allora padrona di Venezia, fu la protettrice di quel Conclave ed inllui perché il nuovo pontefice avesse essenzialmente carattere antifrancese. Prestarono omaggio al nuovo eletto per i primi i principi profughi della Casa di Francia, di Condé e di Berry,
   \el 1806 i Francesi, riacquistata Venezia, dispersero gli ordirti religiosi e convertirono gran parte dell'isola e del convento in porto franco. Vi costrussero inoltre un bacino per l'approdo delle navi, terminato da una banchina con due torricelle. Tale franchigia durò fino al 1829, allorché l'imperatore d'Austria, volendo ravvivare i commerci di Venezia pressoché morti, estese il porto franco a tutta la città, e l'isola di San Giorgio fu creata deposito delle merci nazionali. Cosi durò lino al 1849, nel quale anno la franchigia fu ristretta alla sola isola di San Giorgio ; nel 1850 fu ridata la franchigia alla città. Attualmente l'isola, in seguito ad una convenzione passata fra la Camera di commercio di Venezia ed il Governo, è a disposizione assoluta della Direzione d'artiglieria e del genio.
   La Chiesa. — 11 Palladio diede i disegni e diresse fino alla sua morte i lavori di questo tempio. Gli fu successore lo Scamozzi, sotto il quale, e con rispetto all'opera del maestro, la fabbrica fu condotta a termine. La facciata è nello stile classico puro, tanto usato dal Palladio, scompartita in tre spazi ria quattro grandi colonne arrivanti fino al fastigio. Nel mezzo è la porta in perfetto stile classico e nei due spazi laterali le nicchie colle statue dei Santi Giorgio e Stefano, egregiamente lavorate da Giulio Dal Moro. Fra le colonne delle ali veggo»si le urne cui busti dei dogi Tribuna Memmo eSeoastiano Ziani, scolpite dallo stesso Dal Moro.
   L'interno della chiesa è in forma di croce latina a tre navi , al punto d'incrocio, dalle quali si erge la maestosa cupola che. vista dalla riva degli Schiavoni, si nitidamente spicca sull'orizzonte marino. Ogni lato del piè di croce ha due cappelle e le due braccia minori della croce ne formano parimente due Dipinti pregevoli abbondano in questa chiesa e portano i nomi di Iacopo Tintoretto, che fra gli altri vi dipinse la sua famosa tela La manna ve! deserto ; di Jacopo da Ponte, di Leandro Passano, del Malombra, del Punzone, di Sebastiano Rizzo e d'altri. Vi si trovano pure i monu-
   menti funerari di Vintine Morosini, Domenico RDilani, Lorenzo e Sebastiano Venier, Marc' Antonio Memnw, Maria Grimani. Domenico Michiel, l'espugnatore di Tiro; del doge Donato e nel sagrato quello di Trajano Boccalini, storico, scrittore e poeta satirico, morto, non senza sospetto d'assassinio, nel 1615.
   I 46 stalli del coro sono un vero capolavoro del genere, dovuti al fiammingo Alberto de Brulé, che li compiva in giovane età. Le statue in marmo ed in bronzo che adornano l'aitar maggiore ed altre parli della chiesa sono del Vittoria e del Campagna. Sopra la porta maggiore il pittore Matteucci, nel 1801, esegui il ritratto di Pio VII (Chiaramonti), a detta dei contemporanei, con grande rassomiglianza.
   II refettorio ed il chiostro furono disegnati dal Palladio; i dipinti sono del Tintoretto; la bellissima scala del Longhena.
   Il campanile, alto, slanciato, a cuspide, somigliante a quello di San Marco, leggiadro fra quanti si conoscano, fu innalzato sui disegni del somasco Benedetto Buratti nel 1791 ni sostituzione di quello rovinato nella laguna nel 1774. Intorno a questo campanile i cristiani di rito armeno, allora numerosi in Venezia, avevano il loro cimitero.
   San Servolo (o Sei villo). — Quest'isolotto trovasi al sud-est della procedente, all'imbocco di quella plaga lagunare eh'è detta Canal Orfano.
   Vuoisi che anticamente esistesse quivi una chiesetta intitolata a San Cristoforo 1 Benedettini vi eressero un cenobio con art nuovo oratorio dedicandolo a San Servilio (Servolo in veneziano). Le notizie accertate di questi Benedettini risalgono all'anno 819, nel quale ebbero doni dai dogi Angelo e Giustiniano Partecipazio. Nel 1109, a cura delle famiglie Galbaja e Pel Fianco, vennero ricostruiti la chiesa eri il convento, ove stabilirono le monache Benedettine dei Saliti Basso e Leone di Malaniocco, costrette ad abbandonare quell'isola in parte ingoiata dal mare. Sei 1615 le monache di San Servolo, non volendo più olire abitare i! vecchio edilìzio, trasfenronsi nel monastero di Santa Maria dell'Umiltà in Venezia, abbandonato per 1 interdetto dei nove anni dai Gesuiti, Nel 1648 vi furono rifugiate le monache di Cainlia scampate all'invasione turca; e nel 1715 l'isola fu donala ai Padri Ospitalieri di San Giovanni di Dio (Fate-bene-fratelli). Questi fecero riedificare dallo Scalfarotto a nuovo il convento e dal Temanza, nipote dello Scalfarotto, la chiesa.
   Nell'ospizio vernicia dapprima ricevuti e curati i pazzi di famiglie patrizie, indi il benefizio fu esteso anche ai poveri che. abbandonati a loro stessi, erravano per le pubbliche vie dando misero spettacolo di sé se innocui, ed erano chiusi nelle carceri se violenti.
   Durante il periodo napoleonico l'ospizio di San Servolo fu tramutato in ospedale ; ma colla ristaurazìone ridiventò ricovero pei mentecatti e più tardi anche per gli allotti di malattie chirurgiche.
   San Lazzaro. — Vedesi questo isolotto a sud-est e poco lungi dalla dianzi descritta isola di San Servolo. Verso la fine del secolo Xll, essendosi sparsa in