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Parte Prima — Aita Italia
Francesco Bassano, di Jacopo l'alma, del Veronese, di Giovanni Bellini e d'altri. Fu a lungo officiata dai Cappuccini, ora è eretta a parrocchiale per l'isola.
Secondo il voto del Senato, il doge, coi senatori e tutti i magistrati della Repubblica, ogni anno alla festa del Redentore, in luglio, si recava in forma pubblica
ed in pompa magna, alle funzioni in questa chiesa, passando per un ponte di barche che dalle Fondamenta delle Zattere era, per l'occasione, gettato sull'altra riva davanti alla chiesa. Il popolo, naturalmente, accorreva in massa e, dopo le funzioni, si dava ad ogni genere di baldorie e di spassi. Delle antiche famose feste o sagre veneziane questa del Redentore è quella che maggiormente ha resistito e resiste ancora all'urto dei tempi, alle tendenze nuove degli animi ed è oggidì la più caratteristica, naturale, veramente popolare delle feste, che forse troppo di frequente si ammauniscoiio in Venezia a divertimento e richiamo di forestieri ed in onore di cospicui visitatori. Tutti gli anni, al. giorno designato, il ponte di barche tra le Fondamenta delle Zattere e la Giudecca viene gettato : una folla immensa, e nella grandissima maggioranza popolani e piccoli borghesi, si riversa sull'isola, invade osterie, caffé,
botteghe, baracche all'aria aperta, passando allegramente la notte, cenando con anitre ed oche allo spiedo, bevendo a più non posso, cantando, ballando, strepitando, assistendo allo spettacolo d'una miriade di barche, gondole, barconi, vaporetti e galleggianti d'ogni specie, fantasticamente illuminati a palloncini ed a lampioncini, vaganti per l'ampio canale al suono di musiche, ai chiarori dei bengala. Allo spuntare dell'aurora, dopo questa notte di baldoria, i devoti si precipitano nel tempio per ascoltarvi la prima messa, le coppie appassionate vanno alla marina ad assistere allo spettacolo incomparabile del sole sorgente dalle onde del mare ; i più se ne ritornano malinconicamente a casa colla borsa vuota, la testa confusa, la nausea nello stomaco.
Le altre chiese che si trovano alla Giudecca sono : la chiesa delle Zitelle, di mediocre architettura, tuttavia attribuita al Palladio, con dipinti di Leandro Bassano, di Palma il Giovane, dell'Aliense, del Ruschi ; le chiese di Sant' Eufemio, della Croce, delle Convertite. Delle altre soppresse, alcune ancor esistenti, altre demolite o trasformate in magazzini, non mette conto parlare.
Può considerarsi come un' appendice della Giudecca l'isoletta di San Biagio, da questa in antico separata, ora unita da un ponte. Nel secolo X vi era un ospizio pei pellegrini ed infermi, eretto dalle famiglie Capovana, Pianiga, Agnusdei. Nel 1222 Giovanna Cobalto, beatificata dalla Chiesa, vi ergeva un convento di Benedettine, durato fino al 1810. Fu poi mutato in ospedale per le malattie contagiose. Nell'attigua chiesa vedevansi dipinti di Paris Bordone, di Palma il Giovane e dell'Ingoli.
San Giorgio Maggiore (fig. 95). — Quest'isola è fra le più note e ricordate dai visitatori di Venezia, poiché sorge nel mezzo del bacino di San Marco e se ne ha la pittoresca prospettiva dalla Piazzetta, dal Molo, dal palazzo Ducale, dalla riva degli Schiavoni. Per questo appunto essa è uno dei motivi pittoricamente e poligraficamente più usati ed abusati di Venezia. Anticamente era detta Memmìa Od Isola dei Cipressi. Nel secolo scorso si ha notizia di una salina ivi esistente per l'uso della città ed un molino per il servizio del palazzo Ducale. • Nel 978 vi fu fabbricata la prima chiesa intitolata a San Giorgio — da cui poi prese il nome — e, secondo alcuni, da Vitale Candiano e, secondo altri, da un Ba-doero. Alla chiesa alcuni Benedettini, quivi stabilitisi, aggiunsero un cenobio ; ma questo ritenuto insufficiente, nel 983, il doge. Tribuno Memmo, radunata l'assemblea del popolo veneziano, presente il patriarca di Grado, concedeva ai monaci benedettini Giovanni Morosini e Pietro Orseolo, veneziani, l'intero godimento dell'isola perchè vi edificassero un monastero,
Fig. 89. — Venezia: Cortile e scalone del palazzo Minelli (da Calli e Canali).