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La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Venezia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografico-Editrice Torino, 1902, pagine 383

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Venezia
   181
   Fig. 88. — Venezia: Palazzo Labia e Kio di San Geremia (da Calli e Canali).
   bandite dalla Repubblica per cospirazioni e riammesse ad interccssinne dell'imperatore Lodovico II. Le case di costoro, essendo state demolite, si ebbero in compenso terreni alla Giudecca. Altre famìglie patrizie si stabilirono alla Giudecca ed in quello spazio meglio arieggiato, più aperto davanti al mare, eressero palazzi e ville per residenza estiva: cosi fecero i Ven-framiu, i Barbero, i Da Mosta, i Mocenigo, i Gritti, i Visconti, i Foscolo ed altri ancora.
   Per la stessa ragione della buon'aria, dello spazio maggiore e della maggior quiete si stabilirono nella Giudecca conventi c monasteri, sì che per popolazione civile, ebrea e monacale la Giudecca contava, sul finire del secolo XVII e sul principio del XVIII, oltre 8000 abitanti. Ora ne ha poco più di 3000 e nel maggior numero delle classi popolari. .Nel 1184 il filosofo Ermolao Barbero fondava alla Giudecca un'Accademia di letteratura e filosofia; nel secolo scorso lo storico Nani ve ne fondava una di scienze naturali. Quivi, al dire del Varchi, si ritrasse alcun tempo « per vivere solitario » .Michelangelo Buonarotti in quel suo misterioso viaggio a Venezia, non ancora bene dilucidato dalla critica e dall'indagine storica, del 1529, mentre le bombarde dell'Orango smantellavano il suo bel San Miniato ed il tradimento del Baglione, aprendo le porte al nemico, uccideva per sempre la Repubblica gloriosa e la libertà fiorentina. Attualmente, alle Accademie del
   seicento e del settecento, ai monasteri, alle ville del patriziato nella Giudecca si sostituirono stabilimenti industriali, magazzini grandiosi, che vengono riempiti di merci direttamente sbarcate dai piroscafi che. non approdano alla stazione marittima, da depositi di grano per servire al bisogno della città.
   Alla metà del secolo scorso la Giudecca aveva dieci chiese aperte al culto, pubblicamente oflìciate. Ora queste sono ridotte a quattro.
   La più famosa, anche perchè ad essa si riattacca una delle festività più caratteristiche nelle usanze veneziane, è quella del Redentore (fig. 94). Questa chiesa fu eretta per voto fatto dal Senato durante la fiera pestilenza che, nel 1575, per oltre diciassette mesi afflisse Venezia e che, ad onta delle savie provvidenze — ili rapporto dei tempi — prese dalla Repubblica, fece innumerevoli vittime. Ne fu posta la prima pietra dal doge Alessandro Venier e l'architetto scelto a compiere l'edilizio fu Andrea Palladio, ed è senza dubbio una delle migliori opere ideate da questo artista. Sorge sopra uno zoccolo circondato da maestosa gradinata, e sostenuta nel centro da due colonne e agli angoli da pilastri. L'interno è disposto a croce latina, con tre cappelle per parte nel braccio maggiore, mentre bracci minori sono retti da eleganti pilastri. Nel fondo l'aitar maggiore s'imposta entro una grande nicchia, nella quale è pure il coro. Vi sono buoni dipinti di