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Parte Prima — Alla Italia
Polcevera ; ed è evidente che ambedue le tribù dovevano confinare in quella valle
la più ragguardevole nelle adiacenze di Genova e che si schiudeva sul mare immediatamente a ovest di questa città.
Il nome di codesto fiume
chiamato Porcifera da Plinio (ni
5
s. 7)
è scritto variamente Porcobera e Procobera nella predetta iscrizione
la quale fu rinvenuta essa stessa in vai Polcevera a circa 8 chilometri da Genova.
L'ortografia di questo documento è irregolarissima da cima a fondo e le forme etniche Genuat.es e Genuenses
del pari che Langates e Langenses
sono adoperate senza alcuna distinzione. L'iscrizione fu pubblicata da Grutero (voi. ì
p. 204) e da Creili (Insci-
3121)
e
da una copia più accurata
da Rudorff (Parlino
1S4G) e da Egger nelle Reliquiae Latini Sennonis
p. 185.
Niuna antica aulorità avvalora l'ortografia di Janna per Genova
che pare fosse tn voga nel medioevo all'intento di corroborare la tradizione favolosa che attribuiva la fondazione della città a Giano. Codesta forma del nome trovasi
come osserva il Gluverio (Ita/.
p\ 70)
in Liutprando
scrittore del X secolo.
Cenni storioi (medioevo e tempi moderni). — Nel secolo X Genova ebbe lunghe e aspre guerre eoi Saraceni
e i suoi abitanti incominciarono in esse a dar saggio della loro abilità e del loro valore come uomini di mare
preludiando alle posteriori guerre fratricide
ma gloriose
contro Pisa e Venezia.
Verso la fine del secolo XI Genova
acquistala la propria indipendenza
cominciò ad essere governata dai consoli
poscia (causando discordie intestine l'avidità del comando) dai podestà stranieri
e in seguito
nel 1267
dai capitani del popolo.
Sullo scorcio del secolo XtV Genova si diede volontariamente all'imperatore Enrico VII
ma riacquistò alla morte di lui la propria indipendenza. A quell'epoca
nel 1339
rimonta l'istituzione dei dogi
i quali
ora a vita ed ora biennali
conservarono il potere fino al 1797
epoca in cui la repubblica aristocratica dovette cedere il posto al governo nazionale democratico.
I secoli precedenti sono memorabili per lotte continue contro i Saraceni
contro i Mori di Spagna e contro le repubbliche di Pisa e Venezia
guerre combattute con varia fortuna
ma con un valore
con un eroismo degni di causa migliore.
L'ultima guerra contro Pisa ebbe termine colla battaglia della Meloria
l'anno 1
214
in cui la flotta pisana
composta di settantadne nari
sotto ii comando del veneto Alberto Morosini
fu vinta dall'armata genovese
forte di ottantotto galee
sotto gli ordini di Oberto Doria e Benedetto Giacaria. Ecco in che modo lo storico Bargellini narra la fine di questo memorabile scontro
il quale segnò la definitiva rovina di Pisa :
— Inclinò da questo momento la battaglia apertamente in favore dei Genovesi: le navi dei vinti
cessala ogni resistenza
attendevano a salvarsi fuggendo verso Porto Pisano
dove quelle che vi si poterono ridurre
serrate le catene
arrestarono le galere nemiche che loro davano la caccia. Delle altre rimaste fuori
quaranta furono prese
sette colate a fondo.
L'armata vincitrice
sopraccarica di prigionieri e imbarazzata dalle navi conquistale
non si trattenne lungo tempo nelle acque di Porlo Pisano e si affrettò a ritornare.
Fu ricevuta da popolazione immensa calata dai monti e raccolta dalla città e dai borghi di fuori. Vedevano sfilarsi innanzi novemila dugentosettanladue prigioni
fra i quali il Morosini
portato in lettiga per le ferite ; poi le bandiere conquistate
che furono riposte nella chiesa di San Matteo
sulla facciata della quale si legge scolpito ancora il racconto della grande vittoria: Fu il contegno del popolo lieto
ma dignitoso
quasi non avesse cuore d'insidiare alV immensa sventura dei vinti
e