CAP. VI.] DISCIPLINA DI SÈ. 163
gerare i minimi incomodi, e a'non fare la debita stima delia prosperità e se siamo vittime di piccole miserie, di cui non dovremmo neppure far caso. E dunque in nostra mano il crescere con buone, o con infelici disposizioni; e possiamo veramente formarci, come ogni altro abito, anche quello di considerare le cose con animo disposto a letizia, e di nutrire intorno alla vita giocondi pensieri di felicità.1 Non esagerava il dottor Johnson, quando diceva, che il sapere veder sempre quanto avviene dal lato più bello, è maggior fortuna assai, che non avere mille sterline all' anno.
La vita dell' uomo religioso è sottoposta ad una rigida disciplina ed all' abnegazione di sè stesso. Gli è prescritto di essere sobrio e vigilante, di evitare il male e fare il bene, di vivere in tutto spiritualmente, di ubbidire fino alla morte, di resistere nei tristi giorni di cimento, e dopo aver fatto ogni suo possibile, di restare ancora incrollabile ; di lottare contro ogni deficienza dello spirito, e contro coloro che suscitano le tenebre del mondo ; di aver salde radici nella fede e di essere su quella edificato ; e di non stancarsi mai delle opere buone, imperocché verrà tempo eh' egli, perseverando sempre, ne raccoglierà il frutto.
Ma anche l'uomo d'affari dev' essere strettamente soggetto a regola e sistema. Gli affari, come la vita, subiscono una forza morale, e il buon esito negli uni
1 Geremia Bentham dice: « In tutti quei casi in cui i nostri pensieri possono essere guidati dalla fòrza della volontà, procuriamo ch'essi siano lieti. Teniamo l'occhio fisso al lato hello, al miglior lato delle cose, e non lasciamoci distrarre da altro.... Noi passiamo necessariamente nell'inazione una gran parte della nostra esistenza. Di giorno, per esempio (cito uno dei mille casi che ricorrono di continuo), quando andiamo per vedere qualcuno, e ci si fa aspettare e perder tempo; o di notte quando non possiamo chiuder occhio; il retto giudizio della felicità consiglia di occuparci allora con giocondi pensieri. 0 si passeggi fuori, o si stia iu casa, la mente non resta mai oziosa: e i suoi pensieri possono conferire più o meno alla nostra felicità od anche esserle perniciosi. Dirigiamoli come fa duopo, e ci avverrà di formarci anche 1' ahito di avere lieti pensieri, come si forma ogni altro. » — Veontology, II, 105-3.