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Fisica

Oreste Murani
Ulrico Hoepli, 1921, pagine 994

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   940 Ttagji ca/orìiri - Raggi X - TìailiO'illivilìi
   l'anodo. Giunti agli elettrodi, cedono a questi le loro cariche elettriche, cessando di esser ioni per divenire atomi o gruppi d'atomi ordinari.
   Ora, secondo le moderne vedute, si ammette che le piccole cariche cedute dai ioni conservino la loro individualità, anche quando sono entrate nel circuito metallico. Le cariche elettriche che unite agli atomi formavano i ioni, una volta isolate non sono che gli elettroni; e la corrente elettrica entro i metalli, secondo questo modo di vedere, è dovuta al moto degli elettroni stessi attraverso gli spazi interatomici. Cosicché, stando a questa teoria, l'elettricità non consiste in un fluido continuo sui generis, ma invece essa è costituita da innumerevoli piccole porzioni tutte eguali, specie di atomi - elettrici, detti elettroni.
   Per spiegare i fenomeni dell'elettrolisi, basta dunque ammettere la dissociazione elettrolitica, ma tale ipotesi non basta a spiegare la propagazione dell'elettricità nei gas. Invece si dà ragione tanto del primo quanto del secondo fenomeno e di molti altri, ammettendo la ionizzazione o dissociazione elettrica, la separazione cioè degli elettroni negativi dagli atomi neutri. Perchè un elettrone negativo possa separarsi da un atomo neutro, occorre una spesa di energia per vincere l'attrazione tra l'elettrone e il ione positivo, che è ciò che resta dell'atomo quando gli si è tolto l'elettrone negativo. Tale spesa di energia è naturalmente diversa a seconda della natura chimica degli atomi: essa è minima per i corpi detti elettropositivi come i metalli, e gradatamente maggiore per quelli più elettronegativi: è estremamente piccola per i corpi in soluzione acquosa.
   Ciò posto, la dissociazione elettrolitica, ossia la separazione di una molecola in due ioni, per esempio