Trasformatori
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delle spire del primario (circuito induttore) e del secondario (circuito indotto). Detti cioè n e n' rispettivamente i numeri delle spire del primario e del secondario, e ed e' le rispettive forze elettromotrici, si ha :
n'
e n
Se, per esempio, il primario ha un numero di spire decuplo del secondario, la differenza di potenziale ai termini di questo sarà il decimo della differenza di potenziale ai termini di quello ; ma succede la cosa inversa pe' valori delle due intensità.
Nella macchina di Ruhmkorff, col mezzo di una corrente di grande intensità e di debole forza elettromotrice, si ottiene ai termini del filo indotto una elevata forza elettromotrice, capace di dare delle scintille. Nei trasformatori industriali si vuole, per lo più, raggiungere lo scopo opposto ; talché le correnti alternative primarie di alto potenziale devono percorrere quello dei due rocchetti che è composto di un maggior numero di spire: allora, per la ragione suddetta, si suscita ai capi dell'altro una differenza di potenziale periodicamente variabile e minore, in ragione del numero delle spire. E poiché i valori dell'intensità seguono la ragione inversa, il filo del primario si fa più sottile di quello del secondario.
In ogni trasformatore vi sono tre circuiti a considerare : il circuito elettrico primario, il circuito secondario e il circuito magnetico. Vi ha vantaggio a impiegare un circuito magnetico chiuso ; inoltre bisogna che il nucleo di ferro sia diviso in fili o lamine verniciate per impedire il passo alle correnti di Foucault, che altrimenti si desterebbero normalmente al flusso magnetico, e tra-