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Fisica

Oreste Murani
Ulrico Hoepli, 1921, pagine 994

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   882 » Macchine dinamoelettriche, ecc.
   Trasformatori. — Ma le correnti a cosi alti potenziali non possono essere direttamente utilizzate nelle industrie e nelle comuni applicazioni, e inoltre sarebbero assai pericolose alle persone ; onde, per conciliare le varie esigenze dell'esercizo con l'economia del trasporto, si è pensato a trasformare queste correnti primarie di alto potenziale e di piccola intensità, in altre di basso potenziale ma di intensità maggiore, con piccolo scapito della potenza. Diciamo e ed i la forza elettromotrice e l'intensità della corrente primaria alternativa in un dato istante; facendo agir questa su un circuito vicino, si può trasformarla in una corrente secondaria pure alternata, di forza elettromotrice e' e d'intensità i', tali che si abbia prossimamente:
   e i = e' i' ;
   ossia nel variare i due fattori, si ha cura che il loro prodotto, vale a dire la potenza elettrica, rimanga pressoché costante.
   Servono all'uopo i trasformatori ; essi sono apparecchi d'induzione fondati sugli stessi principi della macchina Ruhmkorff. Si capisce bene difatti, in seguito a quanto si è detto, che invece della corrente di una pila o di una batteria di accumulatori, si può, per eccitare tale macchina, trasmettere nella sua spirale primaria una corrente alternata; l'interruttore allora evidentemente non serve.
   Se le due spirali sono ben proporzionate, si può ammettere con buona approssimazione che l'energia elettrica sviluppata in ogni semiperiodo nella spirale secondaria, equivalga a quella che si consuma nella primaria. Ma se tali quantità di energia sono eguali, possono esserne ben diversi i rispettivi fattori : si dimostra difatti che il rapporto delle forze elettromotrici si può ritenere eguale a quello