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Induzione elettì'omagnetica
corrisponde alla chiusura (§ 421), e lo stesso succede delle rispettive correnti; entrambe queste però, corrispondendo alla stessa variazione totale del flusso, trasportano una eguale quantità di elettricità. Questo fatto, e in generale tutte le altre leggi delle correnti d'induzione, vennero dimostrate per per via di esperienze dal Felici.
In conclusione, mentre la quantità di elettricità indotta non dipende dal tempo nel quale si compie una data variazione della corrente induttrice, o, ciò che è lo stesso, del flusso magnetico, all' incontro la forza elettromotrice, e in conseguenza la intensità della corrente indotta, riescono, come indica la (3) del § 421, tanto maggiori quanto più rapida è quella variazione. In ogni caso la durata brevissima delle correnti indotte all'aprirsi e al chiudersi del circuito primario, fa si che la forza elettromotrice d'induzione sia grandissima, paragonabile a quella delle macchine elettrostatiche ; onde alle estremità del filo del rocchetto indotto si producono, per un istante, differenze di potenziale così elevate, da dar luogo nell'aria a scintitle di parecchi centimetri, mentre la forza elettromotrice della pila inserita nel circuito primario è di pochi volta. Siccome poi la forza elettromotrice d'apertura è maggiore di quella di chiusura, cosi la distanza esplosiva, che corrisponde alla corrente indotta diretta, supera l'altra dovuta alla corrente indotta inversa.
Le curve della fig. 487 rappresentano l'andamento delle correnti inducente e indotta : i tempi sono contati sull'asse delle ascisse OX per le correnti inducenti e sull'asse ()' X' per le correnti indotte; le ordinate rappresentano rispettivamente le intensità delle dette correnti.
Alla chiusura del circuito, la corrente primaria cresce secondo la curva O A, e le corrisponde