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Fisica

Oreste Murani
Ulrico Hoepli, 1921, pagine 994

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Autoinduzione
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   418. Induzione dovuta alla terra. — Anche nel campo dovuto al magnetismo terrestre si destano le correnti d'induzione; cosicché lo spostamento di un circuito chiuso, di un rocchetto per esempio, nel campo terrestre, dà in generale una corrente indotta. Per convincersene, basta riunire i due capi di un rocchetto ai serrafili di un sensibile galva-nometro: tenendo l'asse del rocchetto secondo l'ago di inclinazione e rovesciandolo bruscamente di 180°, si vedrà l'ago del galvanometro subito deviare, e poi tornare a zero. Per questa ragione, nello studio delle correnti d'induzione, è sempre meglio operare i cambiamenti di posizione relativa fra l'inducente e l'indotto, lasciando fermo quest'ultimo.
   419. Autoinduzione; estracorrente. — Infine, Faraday ha mostrato che ogni variazione dell'intensità della corrente, provoca nel circuito stesso che la trasporta una corrente d'induzione che si sovrappone alla corrente principale, e tende sempre a contrariarne la variazione attuale d'intensità, indebolendo la corrente che cresce e rinforzando quella che decresce. Si tratta cioè di una induzione delle corrente su sé stessa: al fenomeno si dà il nome di autoinduzione, e alla corrente che ne è il risultato il nome di estracorrente. L'autoinduzione ha per effetto, in ogni caso, di attenuare le variazioni di intensità della corrente principale nel circuito: questo effetto è paragonabile a quello dell'inerzia posseduta da un corpo in moto, per es. il volano di una macchina, in virtù della quale sono attenuate le brusche variazioni di velocità.
   L'effetto di autoinduzione è cospicuo quando il circuito contiene dei rocchetti o delle elettrocalamite: in tal caso l'estracorrente è cosi intensa che all'apertura del circuito si ha una brillante e rumorosa scintilla, invece di quella meschina dovuta