Isteresi magnetica.
che corrisponde alla saturazione magnetica. La stessa curva mostra che la suscettività del ferro è da principio molto piccola, poi cresce rapidamente in corrispondenza ad una forza magnetizzante da 2 a 3 unità, in seguito diminuisce. Nel ferro incrudito, nell'acciaio, il fenomeno è in sostanza lo stesso, ma i numeri sono diversi.
Esaminando il caso del ferro, la figura mostra che facendo in seguito diminuire il campo sino a zero, la curva discendente della magnetizzazione descrive il tratto B C-, quando poi il campo s'inverte da zero in DK la curva discende secondo CD, prima lentamente e poi rapidamente. Vediamo di interpretare questo andamento di cose. Prima di tutto è a notare l'esiguo dileguarsi del magnetismo al diminuire della forza magnetizzante ; difatti quando questa si è ridotta a zero, la magnetizzazione residua è ancora ben grande; ma essa persiste debolmente, perchè basta una forza contraria debole come OD per dissiparla. Tale forza si può prendere come misura della stabilità della magnetizzazione residua, ossia della forza coercitiva: essa è debole nel ferro dolce, maggiore nel ferro incrudito, grandissima nell'acciaio. Si vede dunque, come si è detto, che il magnetismo indotto in parte è temporaneo, sparisce cioè col cessare della forza magnetizzante, in parte è permanente, ossia persiste. Ma persiste in modo debole nel ferro dolce, e perciò con le sbarre di questo metallo non si fanno che delle calamite temporanee (elettrocalamite) ; persiste di più nel ferro ordinario, in ispecie se incrudito.
L'acciaio poi temperato, non solo conserva la massima parte del magnetismo indotto, ma la conserva stabilmente a cagione della sua grande forza coercitiva.