Pirometro Le Chatelier
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Oltre l'attendibilità delle misure debitamente compiute, l'ago Le Chatelier ha il pregio di prestarsi ad esplorare le temperature sopra spazi assai ristretti, quindi a studiare per esempio la distribuzione della temperatura nelle diverse parti di una fiamma, a vedere come essa varii in determinati punti della superficie di un solido o poco sotto di essa. Le coppie e le pile termoelettriche costruite per uso pirometrico, prima di uno studio cosi accurato della quistione compiuto dal Fisico francese, non avevano fatto buona prova a causa della qualità dei metalli che vi si adoperavano. Questi devono reggere alla massima temperatura da esplorare senza ossidarsi, senza fondersi, nè volatilizzarsi parzialmente, senza assorbire dei gas, senza subire una modificazione permanente nell' aggregazione delle molecole, e infine senza dare occasione a correnti parassite. Tre soli, oltre al platino, sono i metalli che allegati al platino soddisfano alle dette condizieni, cioè l'iridio, il rodio ed il cromo. Al rodio usato da Le Chatelier, Tait e Barus suggerirono di sostituire come meno costoso ed altrettanto adatto l'iridio, allegandolo al platino nella proporzione pure del (0 per cento.
Ecco alcuni punti fissi in gradi della ordinaria scala centigrada, determinati da Le Chaletier col suo pirometro, e che si possono ricevere come abbastanza precisi:
Punto di fusione Punto di ebollizione
dell'argento dell'oro . . del platino .
962° 1065» 1780°
della naftalina dello zolfo. . dello zinco .
218» 445° 930°