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Fisica

Oreste Murani
Ulrico Hoepli, 1921, pagine 994

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Luce elettrica 757
   non possono molto estendersi a cagione della forte spesa per il rame. Inoltre, riuscendo essi molto pesanti, specialmente se la distribuzione è fatta a molte lampade, bisogna collocarli sotterra, e isolarli bene entro canne di terraglia, o cassette di legno spalmate di catrame.
   382. Luce elettrica. — Non bisogna confondere la illuminazione a incandescenza con la luce elettrica propriamente detta, che brilla fra le punte di due verghette di carbone inserite nel circuito di un sufficiente elettromotore. La prima prova fu fatta da Davy nel 1810 con una poderosa pila del Volta: si suol ripetere l'esperimento con l'apparato della fig. 425, e basta una pila di un 30 elementi Bunsen di grandi dimensioni. Affinchè la lampada si accenda, è necessario che le punte dei carboni siano in principio in contatto; una volta però che le estremità sono rese incandescenti, si staccano di alcuni millimetri, e la corrente seguita a passare sotto la forma di un arco vaporoso ad altissima temperatura, formato in gran parte da vapore di carbonio. Non si può esaminare direttamente l'arco perchè l'occhio resta offeso dal suo grande splendore; si può però osservare proiettandone un'immagine reale cól mezzo di una lente (fig. 426).
   Il carbone positivo si consuma più del negativo, e diventa crateiforme: la temperatura di questo cratere fu stimata da Violle di 3500°, e corrisponde alla temperatura di vaporizzazione del carbonio; quasi tutti i corpi vi si fondono e volatizzano. Il carbone negativo ha una temperatura alquanto minore; l'arco invece l'ha superiore; tuttavia la maggiore quantità di luce irraggiata da questa lampada è dovuta, in grazia del maggior potere emissivo del carbone, alle punte incandescenti di questo, e specialmente alla positiva: la luce bianchissima