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Giunte le cose a questo punto, parrebbe che ogni corrente dovesse cessare, essendo la somma algebrica delle forze elettromotrici attive nel circuito eguale a zero ; invece l'esperienza prova che la corrente continua a circolare, e però deve con essa necessariamente continuare l'elettrolisi : difatti, per la prima legge, non può passare la benché minima corrente in un elettrolito senza che avvenga la decomposizione. Si spiega questo fatto supponendo che i gas abbandonino spontaneamente mano a mano gli elettrodi di platino, e si ricombinino in seno alla massa liquida ; in conseguenza, quando la quantità dei gas separati dalla corrente sarà uguale a quella che si ricombina, si stabilirà una specie di equilibrio dinamico, e continuerà la trasmissione elettrolitica della corrente.
Che i gas assorbiti dagli elettrodi finiscano per rendersi di nuovo liberi, è provato dal fatto che in un voltametro abbandonato a sé stesso la forza elettromotrice di polarizzazione va continuamente ^diminuendo ; e questa è pure la ragione che gli accumulatori (§ 374) si scaricano spontaneamente: ma come si può spiegare che la elettrolisi venga operata anche da forze elettromotrici debolissime? Per render conto di questo fatto bisogna supporre che le molecole dei composti elettrolitici, quando si trovano in soluzione, siano in parte dissociate, ossia separate ne' loro ioni costitutivi, formati da atomi o gruppi d'atomi aventi cariche eguali e contrarie, cosicché in seno al liquido vi sieno già dei ioni liberi positivi e negativi. E per mettere d'accordo questa teoria con le leggi dell'elettrolisi del Faraday, bisogna ammettere che tutti i ioni monovalenti hanno, in valore assoluto, cariche eguali» quelli bivalenti una carica doppia. Se si considerano poi gli equivalenti-grammi dei singoli ioni, avranno