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Fisica

Oreste Murani
Ulrico Hoepli, 1921, pagine 994

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Angolo visuale; giudizio delle grandezze 569
   della sua grandezza vera LA alla distanza AC dal eentro dell'occhio ; e notando che la distanza CB di esso centro dalla retina è costante per un dato occhio, si scorge dalla (2) che la grandezza delVima-gine retinea è proporzionale al diametro apparente dell'oggetto.
   Con questa legge si spiegano gli effetti di prospettiva.
   298. Giudizio delle grandezze. — Le imagini retinee costituiscono la base dei nostri giudizii sugli oggetti esterni. Si giudica della loro grandezza dalla detta imagine; ora le dimensioni di questa dipendono unicamente, come si è detto, dall'angolo compreso dalle due rette visuali che si incrociano in C, e sono condotte alle estremità delle dimensioni omologhe dell'oggetto. Se questo è posto obliquamente all'asse, l'angolo visuale è evidentemente più piccolo di quello che si avrebbe se l'oggetto fosse invece situato normalmente all'asse. — Quando la distanza é conosciuta, il giudizio della grandezza si fa istintivamente ; ma se la distanza non è conosciuta, e deve essere arguita dal grado maggiore o minore della convergenza degli assi dei due occhi, dallo sforzo d'accomodamento necessario, e dalla nitidezza dei contorni, la quale varia colla prospettiva aerea, rimaniamo perplessi, e il nostro giudizio può riuscire erroneo.
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   Fig. 314.