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Fisica

Oreste Murani
Ulrico Hoepli, 1921, pagine 994

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Aberrazione cromatica
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   e ampiezza focale, l'aberrazione risulta minore in una lente biconvessa di cui un raggio sia sestuplo dell'altro, sempre che l'oggetto di cui si vuole l'imagine sia molto lontano o molto vicino al fuoco: nel primo caso gli si volge la faccia più curva, nel secondo quella meno curva. Quasi come queste valgono le lenti piano-convesse.
   L'aberrazione di sfericità si evita più difficilmente nelle lenti di corto fuoco. Per avere delle lenti la cui distanza focale sia molto piccola, è necessario far molto piccoli i raggi di curvatura delle faccie ; onde, a eliminare l'aberrazione di sfericità, bisognerebbe lasciare scoperta una piccolissima calotta delle superfìcie rifrangenti ; in questo modo però diverrebbe troppo piccola la quantità di luce che si rifrange nella lente, e le imagini sarebbero poco luminose. A tale inconveniente si ovvia adoperando, invece di un'unica lente a corto fuoco, un sistema di lenti disposte le une di seguito alle altre, centrate sul medesimo asse, ciascuna di una distanza focale non troppo piccola. Questo sistema agisce come una lente unica di distanza focale minore di quella delle lenti componenti, e cosi è raggiunto lo scopo di avere un sistema diottrico di breve distanza focale, senza la necessità di dover limitare di troppo l'apertura, e conseguentemente diminuire la quantità di luce che concorre a formare l'imagine.
   293. Aberrazione cromatica delle lenti. — Oltre l'aberrazione di sfericità di cui ora si è tenuta parola, le lenti vanno soggette all'aberrazione cromatica, che consiste in una iridescenza dei contorni dell1 imagine da esse fornite. Ciò dipende dalla diversa ri frangibilità de' raggi di vario colore che compongono la luce bianca, per cui le loro distanze focali risultano diverse: i raggi violetti formano il