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Ottica
quelle eoncaoo-convesse A (menisco convergente) con una superficie concava ed una convessa, que-st' ultima avendo la maggiore curvatura. Le lenti convergenti sono più grosse verso il mezzo che all'estremità.
Sono divergenti le lenti biconcave D con le due superfìcie concave ; quelle piano-concave E con una superfìcie piana e l'altra concava; e quelle concavo-convesse F (menisco divergente) con una superfìcie > convessa e l'altra concava, questa essendo più curva ; le lenti divergenti hanno verso il mezzo, al contrario delle convergenti, uno spessore minore che all'estremità.
Si chiama asse cardinale di una lente la retta che passa pei centri delle sfere alle quali le superfìcie / appartengono: esso é normale alle due superfìcie.
La teoria generale delle lenti esce dai modesti confini di un manuale come questo, e dobbiamo contentarci di considerare solamente quelle lenti che sono di spessore trascurabile, e che di più siano limitate da calotte sferiche il cui meridiano « non superi qualche grado, cosi che i raggi arrivino alla lente sotto piccole incidenze e si scostino • poco dall'asse cardinale ; tali raggi sono detti eentrali. Allora la lente è esente quasi da aberrazione sferica; accade cioè che un fascio di raggi paralleli all'asse cardinale, dopo la loro rifrazione s'incontrano tutti sensibilmente in un medesimo punto, detto fuoco della lente. E accade pure che i raggi emessi da un punto posto a distanza finita, o in-cror-iantisi in esso, danno origine a un fascio di raggi emergenti che s'incrociano tutti sensibilmente in un altro punto, che è il punto coniugato del primo.
289. Fuochi reali e virtuali. — Prendiamo una lente biconvessa di piccolo spessore e di piccola