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Fisica

Oreste Murani
Ulrico Hoepli, 1921, pagine 994

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   526
   Ottica
   detto eentro di figura-, il centro C della sfera alla quale lo specchio appartiene, eentro di curvatura: si chiama asse principale la retta V C ; asse secondario qualunque altra retta passante per C e quindi normale allo specchio. La sezione A VB fatta con un piano passante per l'asse principale è una sezione principale dello specchio ; apertura dello specchio è l'angolo AC B, che ha per misura il rapporto dell'arco A B al raggio C V.
   281. Specchi sferici concavi. — Studiamo prima la riflessione sugli specchi concavi.
   Supponiamo che un fascio di raggi paralleli all'asse principale cada sullo specchio A B, e fra essi prendiamo a considerarne uno qualunque SI: conduciamo la normale CI nel punto /; l'angolo SIC è l'angolo dell'incidenza; per avere il raggio riflesso corrispondente IF, basterà quindi costrurre nel medesimo piano l'angolo CIF uguale all'angolo SIC. Ora, evidentemente il triangolo FIC è isoscele, cosicché FI è uguale a FC. Ma se lo specchio avrà una piccola apertura, la differenza tra FI e FV sarà molto piccola, e allora ne risulta che F è prossimamente il punto di mezzo del segmento VC.
   E poiché lo stesso può dirsi di qualunque altro raggio parallelo e vicino all'asse principale, ne seguirà che i raggi riflessi corrispondenti ad un fascio di raggi incidenti paralleli all'asse, se l'apertura dello specchio è piccola, s'incontreranno tutti sensibilmente in uno stesso punto F dell'asse, equidistante dallo specchio e dal suo centro di curvatura. Questo punto è detto fuoco principale, e si chiama distanza focale il segmento FV uguale alla metà del raggio di curvatura.
   Se il fascio incidente fosse formato da raggi paralleli a un asse secondario, il risultato sarebbe lo stesso: i raggi riflessi formerebbero sempre il