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Fisica

Oreste Murani
Ulrico Hoepli, 1921, pagine 994

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Fotometria
   517
   Scelto il campione, si tratta di paragonare a questo la sorgente di luce che si vuol misurare : per fare tale confronto, si ricorre ai fotometri. Di questi ve ne sono moltissimi: uno de' più semplici è quello di Foucalt, il quale consiste in una cassetta parallelepipeda con le pareti internamente annerite, aperta sul davanti e chiusa nel fondo con uno schermo pellucido fatto di un vetro finamente smerigliato. Un tramezzo divide longitudinalmente la cassetta e lo schermo in due parti eguali A e B si pone la sorgente unitaria davanti alla parte A, per esempio, ad una distanza conveniente che sì mantiene fissa; poi collocando la sorgente che si vuol misurare dinanzi a B, se ne regola la distanza finché l'occhio posto dietro lo schermo pellucide giudichi che le due parti sono egualmente chiare Le intensità delle due sorgenti stanno allora frt loro come i quadrati delle rispettive distanze dalle schermo. Difatti dicendo 7, e 72 le intensità delk sorgenti, dt e d2 le dette distanze, se la incidenzt è normale e la illuminazione è la stessa, si ha :
   h __V
   <7,2 e/2
   ossia
   7, di
   h ** '
   Affinchè la misura sia esatta, bisogna dunque chi i raggi arrivino allo schermo normalmente.
   Un altro apparecchio basato sempre sulla legg dei quadrati delle distanze è il fotometro di Bunsei (fig. 276). Su un telaietto è teso un foglio di carti con una macchia di stearina nel centro; la mac chia è più trasparente, e quindi diffonde meno 1, luce che non il rimanente dal foglio. A secondi