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Fisica

Oreste Murani
Ulrico Hoepli, 1921, pagine 994

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   516
   Ottica
   Fotometria o misura della luce. — Abbiamo veduto che la illuminazione di una superficie, oltre che dipendere dalla sua distanza dalla sorgente e dalla inclinazione, dipende anche, come è evidente, dalla intensità luminosa o potere illuminante della sorgente stessa : una candela, a parità di condizioni, illumina meno di una lampada a petrolio, e questa meno di una lampada elettrica.
   Non si può valutare in modo assoluto la quantità di luce che irradia una sorgente nell'unità di tempo, per lo meno sarebbe estremamente diffìcile ; ma si può sempre paragonare l'intensità sua a quella di un'altra sorgente che si prende come unità. Gli inglesi adottano come luce unitaria quella delle candele di spermaceti, da 6 alla libbra inglese, e che consumano 120 grani (ossia 7=,77) all'ora; ma si è trovato che la loro intensità varia anche del 15 per cento. In Francia si adotta la lampada Carcel, di dimensioni ben determinate, che consuma 42 gr. d'olio di colza depurato all'ora ; questa unità è più costante della candela inglese.
   Più costante delle due ora dette è l'unità proposta da Siemens e studiata da Hefner Alteneck: essa consiste in una fiamma libera di acetato d'amile (C, Hu 02), data da un lucignolo massiccio che riempie un tubetto del diam. di 0,8 cm. L'altezza della fiamma, che si giudica con un piccolo traguardo, deve essere di 4 cm.; l'intensità luminosa di questa fiamma è poco diversa da quella di una candela inglese. La tendenza moderna è di assumerla come unità di luce, e seguendo l'uso de' tedeschi, la si dice semplicemente eandela. Come unità di illuminazione poi si prende quella prodotta da tale candela sopra 1 cm2 normalmente ai raggi, alla distanza di 1 metro. Sarebbe bene che tale uso si generalizzasse, per evitare confusioni al riguardo.