Assorbimento, diffusione, riftes. e rifraz. della luce 499
Giamo entrare — attraverso un piccolo foro praticato in un' imposta — un fascio di luce solare, di cui potremo seguire la traccia grazie all' illuminazione del pulviscolo atmosferico. Se sulla via di tale fascio interponiamo un cartone annerito col nero fumo, vediamo il fascio luminoso terminare bruscamente sulla superfìcie del cartone, mentre gli oggetti della stanza rimangono nell'oscurità e sono quasi del tutto invisibili. Ne concludiamo che il nero fumo assorbe, estinguendola, quasi tutta la luce che riceve. Ma se invece riceviamo il fascio luminoso su un foglio di carta bianca, tutti gli oggetti intorno si illuminano, perchè i punti della carta' che ricevono la luce, la rinviano in ogni direzione. Diciamo perciò che la carta bianca diffonde la luce, e tale proprietà è posseduta in maggiore o minor grado da tutti i corpi che non sono neri e hanno la superfìcie scabra. Fra i corpi che diffondono la luòe ve ne sono di quelli che la diffondono non solo dalla faccia rivolta alla sorgente luminosa, ma anche dalla faccia opposta, come, per esempio, il vetro smerigliato, l'alabastro, la porcellana, ecc., ossia quelli che abbiamo detti pellucidi o translucidi.
Quando poi il fascio cade su di una superficie speculare, lucida cioè e ben tersa, vediamo che esso torna indietro, ossia si riflette, ma non irregolarmente, bensi iu un' unica direzione determinata dalla nota legge : l'angolo formato dal raggio incidente con la normale alla superficie riflettente nel punto d'incidenza (angolo d'incidenza), è eguale all'angolo formato eolla stessa normale dal raggio riflesso (angolo di riflessione), e i due angoli sono in uno stesso piano. Siccome però le superfìcie speculari ottenute artificialmente con la pulitura non sono mai perfette, così accade che la rifle.s-