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Dell' energia termica
nandosi i mezzi per produrre alte temperature,'è andato sempre più diminuendo il numero dei solidi non liquefatti.
Certi solidi però, quando sono scaldati, anziché liquefarsi, si decompongono. Cosi scaldando a sufficienza un pezzo di legno in vaso chiuso, fuori del contatto con l'aria, esso non si liquefa; ma quando si è raggiunta una certa temperatura, si decompone, dando luogo a carbone e a sostanze liquide e ga-sose ; il legno cioè subisce la distillazione. Invece tutti i liquidi possono solidificarsi, se vengono sufficientemente raffreddati : per alcuni, come p. es. l'alcool, l'etere, bisogna arrivare a temperature bassissime, che si ottengono nel modo che vedremo.
Quando si scalda un solido, la sua temperatura da prima va aumentando finché si sia raggiunto il punto di fusione; durante la fusione poi, mentre sono a contatto il solido e il liquido, la temperatura rimane stazionaria ; indi questa riprende a salire quando il solido si sia tutto liquefatto. Il calore fornito durante la fusione serve dunque unicamente a fare il lavoro interno della disaggregazione molecolare, ed è detto calore di liquidità o di fusione.
Per alcuni solidi, come per esempio il ghiaccio, il passaggio dallo stato solido al liquido, e viceversa dallo stato liquido a quello solido, è molto netto ; il punto di fusione si determina allora con precisione. Tale comportamento è seguito soltanto da quelle sostanze chimicamenteben definite, che sono suscettibili di cristallizzazione.
Per i corpi non cristallini invece, il passaggio da uno stato all'altro è graduale; il punto di fusione si determina in tal caso più difficilmente. Essi, prima di passare allo stato di fluidità completa, attraversano stati di diversa pastosità; si rammolliscono cioè gradatamente ed assumono l'apparenza di li-