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Dell' energia termica
216*. Leggi della dilatazione dei solidi e loro applicazioni. — Le esperienze di Lavoisier e Laplace hanno provato che tra 0° e 100° il coefficiente di dilatazione si può ritenere costante, di guisa che l'allungamento delle sbarre tra questi limiti è proporzionale all'accrescimento della loro temperatura. Inoltre fra i detti limiti, i differenti corpi solidi riprendono sensibilmente la loro lunghezza iniziale, se dopo averli scaldati, li si lascia tornare lentamente alla loro temperatura primitiva.
Ma oltre il limite di 100° il coefficiente di dilatazione cresce, non però proporzionalmente alla temperatura, e neanche nel medesimo rapporto in tutti i corpi. Inoltre la dilatazione di una stessa sostanza varia secondo lo stato di aggregazione delle sue molecole: così un metallo ha differente coefficiente secondo che sia stato o no battuto, compresso, temprato, ecc.
L'ebanite, ossia la gomma vulcanizzata e indurita, ha un coefficiente di dilatazione maggiore di quello del mercurio, cosicché se un termometro avesse il bulbo della detta sostanza, il mercurio vi scenderebbe con il riscaldamento.
Tutto questo vale per i corpi isotropi, costituiti cioè egualmente in tutte le direzioni; ma nei cristalli, fatta eccezione per quelli del sistema monometrico, la dilatazione varia secondo gli assi di cristallizzazione.
I vari legni poi hanno anch' essi coefficienti di dilatazione diversi, parallelamente o perpendicolarmente alle fibre, come si è detto innanzi.
Le argille, invece di dilatarsi, presentano la particolarità di restringersi quando sono scaldate, forse a causa di un più intimo aggruppamento nei loro componenti. Su questa proprietà che hanno le argille di contrarsi col calore, è fondato il pirometro