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Fisica

Oreste Murani
Ulrico Hoepli, 1921, pagine 994

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Dell' energia termica
   faceva rotare il mulinello per mezzo della caduta di due pesi P e Q, essendo il moto trasmesso per mezzo di fili e puleggie: i tramezzi suddetti servivano ad impedire che il liquido prendesse parte alla rotazione. Il rullo di cui era munito l'alberetto e sul quale si avvolgeva il filo, poteva rendersi indipendente dal mulinello, affinchè questo girasse soltanto nella discesa de' pesi, e non quando, per ripetere l'esperienza, essi erano fatti risalire.
   Il lavoro consumato per vincere l'attrito nell'interno del calorimetro si poteva facilmente determinare: dal lavoro motore (prodotto della somma dei pesi per l'altezza della loro caduta) si toglieva il lavoro ben piccolo impiegato nel vincere l'attrito dei perni, delle puleggie, e l'altro ben più cospicuo che serviva a comunicare forza viva alle masse di piombo, la quale si spegneva nell'urto contro il suolo. Per calcolare questa parte del lavoro motore, bisognava conoscere la velocità di caduta delle masse P e Q: all'uopo erano disposti lungo l'altezza di caduta de'regoli metrici; la velocità si desumeva dagli spazi percorsi e dai. tempi impiegati. Calcolato così il lavoro consumato nel calorimetro a ogni discesa dei pesi, e moltiplicandolo pel numero delle cadute — ne occorrevano una ventina almeno per ogni esperienza per ottenere un sensibile scaldamento — si aveva il lavoro totale L trasformato in calore. La quantità Q di calore prodotta, tenuto conto delle inevitabili dispersioni, era eguale al calore assorbito dall'acqua e dal vaso nel riscaldarsi; per misurare l'innalzamento di temperatura, sensibili termometri pescavano con i loro bulbi e parte dei cannelli nell'acqua.
   Allora, per avere l'equivalente dinamico del calore, non restava che dividere il lavoro consumato I. pel calore prodotto Q. Adottando come