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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume II - M-Z
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1899, pagine 2200

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Traiano
   dell'Anon. autore delle Lett. astron. in Gigli, Studi, ecc., Vent., Perazzini, Dionisi, Ces., Wagn., Ponta, Anton., Br. B., Brunet., Lanci, Capocci, Greg., Andr., Bennas., Frane., Bella Valle, D'Aquino, Filai., Kop., Blanc., Witte, FAtn., Krig., Nott., Longf, v. Mijnd, Sanjuan, ecc. Diversa è la sentenza dell' An. Fior., il quale scrive: « Quello che più pare conformarsi alla intenzione del-l'Auttore, è quello che scrive Macrobio che dice, la notte essere distinta in sette parti, et questi sono i sette suoi passi. La prima parte è detta Crepuscolo, la seconda Conticinio, la terza Gallicinio, la quale volgarmente si dice primo sonno; la quarta intempesto; la quinta Gallicantu; la sesta Mattotino; la settima ed ultima Di-luculo, ovvero Aurora; sì che, secondo questa esposizione, egli era primo sonno. » Stanno con l'Anonimo il Cass., Petr. Dant., A. di Costanzo, Port., Tom., Kanneg., ecc. Secondo questa sposizione Dante ci direbbe che erano già quattro ore passate di notte, ossia fra le 10 e le 11 ore di sera. Ma in tal ora la luna essendo già levata, e il sole essendo ancora lungi dal levarsi, la chiosa non può accordarsi con nessuna delle interpretazioni della concubina. Lo stesso è a dirsi di coloro che pretendono i passi della notte essere di due ore (Costa, Borghi). Coloro poi, che pella concubina di Titone credono doversi intendere l'Aurora solare, pretendono che i passi della notte siano le quattro vigilie; così Veli., Rosa Morando, Lomb., Pogg., Biag., Perticari, Aroux, Barlow. Ma ognuna delle quattro vigilie corrispondendo a tre delle 12 ore della notte, ovvero ai tre notturni e al mattutino della Chiesa, il Poeta descriverebbe il tempo da mezzanotte sino al più tardi alle 2 o 2 e mezzo di mattina. In tale ora non si può naturalmente più ragionare dell'alba della Luna. Ma anche l'aurora del sole sarebbe ancor lontana dal sorgere; imperocché se il terzo passo non è ancor fatto tutto, cioè la terza vigilia o il terzo notturno, ognun vede che mancano tre ore e più alla nascita del sole, e per conseguenza non può nel Purgatorio esser nata l'aurora. Arroge che in tal caso il Poeta avrebbe dovuto parlare dei passi con che la notte discende, non di quelli con che essa sale. Altri seguono il Mossotti, il quale, come vedemmo, pei passi della notte intende le costellazioni; così Frat., Camer., v. Hoffìng., ecc. Ma quest'interpretazione, osserva il Della Valle, benché ingegnosa, non è punto probabile: 1. perchè Dante, e gli altri poeti non misurarono mai il cammino della notte coi segni del zodiaco, co' quali può trovarsi nel salire o nel discendere per la volta celeste; 2. perchè, mentre la notte nel segno della libra sale su pel cielo, non solo vi sale collo scorpione e col sagittario, che le stanno a tergo, ma vi sale ancora coi segni della vergine, del leone, e in parte anche del cancro, che le stanno